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Sabato, 18 Giugno 2016 16:13

Tre immagini per leggere il cammino delle famiglie di Roma

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convegno1L’intervento di Francesco in apertura del Convegno diocesano, a San Giovanni. L’importanza di includere gli anziani, dare un volto ai temi Tre immagini bibliche che puntano alla concretezza della vita delle persone, accompagnate dal consueto stile “diretto” condito da decine di aneddoti sulla vita familiare, dai nonni alle suocere. Con alcune indicazioni precise per la pastorale familiare: accoglienza, accompagnamento, discernimento e integrazione. Parole decisive che ruotano attorno al cardine rappresentato dalla “Amoris laetitia”, l’esortazione apostolica arrivata al termine di due assemblee sinodali dedicate alla famiglia.
È l’intervento di Francesco in apertura del Convegno pastorale diocesano 2016 dal tema: «“La letizia dell’amore”: il cammino delle famiglie a Roma alla luce dell’Amoris laetitia». Giovedì 16 giugno, al cospetto delle navate stracolme di gente, il Papa non ha voluto approfondire i diversi passaggi del documento perché «sarà oggetto di esame – ha ricordato – in diversi gruppi di lavoro»: i laboratori attivi questa sera nelle prefetture. Quello che ha fatto è stato invece rovesciare lo sguardo, parlando di alcune «idee/tensioni chiave emerse durante il cammino sinodale, che possono aiutare a comprendere meglio lo spirito che si riflette sull’esortazione».
Dopo il saluto del cardinale vicario Agostino Vallini, che con il vicegerente Filippo Iannone e i vescovi ausiliari ha ricevuto il Papa in basilica, Francesco ha evocato tre «immagini bibliche» attraverso le quali «prendere contatto con il passaggio dello Spirito nel discernimento dei Padri sinodali». Un discernimento che «interpella e tocca la carne viva, spesso dolente, della nostra società e della Chiesa», ha sottolineato il cardinale Vallini convinto che «sia giunto il momento di affrontare con maggiore decisione la pastorale familiare, iniziando noi sacerdoti e gli operatori pastorali laici un cammino di approfondimento e di rinnovamento da percorrere con fiducia per una conversione di mentalità».
La prima immagine evocata da Francesco è stata quella dell’invito di Dio a Mosè davanti al roveto ardente: «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo» (Esodo 3,5). Un’immagine che parla della vita di ogni persona, «la vita di ogni famiglia che dev’essere trattata con molto rispetto e molta cura», ha ricordato Francesco, quasi come premessa generale. Da qui l’importanza, emersa durante i lavori sinodali, di «dare volto ai temi». Si tratta del volto delle «nostre famiglie, le famiglie delle nostre parrocchie, con tutte le loro complicazioni». Queste ultime «non sono un problema – per il Papa – ma una opportunità che ci sfida a non dare niente e nessuno per perduto, a cercare, a rinnovare la speranza di sapere che Dio continua ad agire». Mai abbandonare nessuno quindi, anzi, raggiungere tutti «addentrandoci nel cuore palpitante dei quartieri romani», riflettendo «sulla vita delle nostre famiglie così come sono e così come si trovano», togliendoci «le scarpe per scoprire la presenza di Dio».
La seconda immagine biblica è quella del fariseo, che pregando diceva al Signore: «Grazie perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti e adulteri, e neppure come questo pubblicano» (Luca 18,11). Dietro questa immagine «una delle tentazioni alla quale siamo continuamente esposti è avere una logica separatista. Crediamo di guadagnare in identità e in sicurezza ogni volta che ci differenziamo o ci isoliamo dagli altri, specialmente da quelli che stanno vivendo in una situazione diversa». È impossibile, ha proseguito il Papa, «riflettere e ancor meno pregare sulla realtà come se noi fossimo su sponde o sentieri diversi, come se fossimo fuori dalla storia. Tutti abbiamo bisogno di convertirci, tutti abbiamo bisogno di porci davanti al Signore e rinnovare ogni volta l’alleanza con Lui». Guardare le nostre famiglie, quindi, suggerisce il Santo Padre, «con la delicatezza con cui le guarda Dio», con la sua misericordia. E la misericordia «ci mette di fronte alla realtà in modo realistico», non un realismo qualunque, ma «il realismo di Dio», quello evangelico. «Il realismo evangelico si sporca le mani perché sa che “grano e zizzania” crescono assieme, e il miglior grano – in questa vita – sarà sempre mescolato con un po’ di zizzania. Questo – ha continuato Francesco – ci impone di sviluppare una pastorale familiare capace di accogliere, accompagnare, discernere e integrare, guardandoci dal mettere in campo una pastorale di ghetti e per dei ghetti».
La terza immagine Francesco la prende in prestito da Gioele 3,1: «Gli anziani faranno sogni profetici». Oggi gli anziani spesso «si sentono scartati quando non disprezzati». Invece «è l’ora di incoraggiare i nonni a sognare, a tornare a sognare. Perché solo così i giovani impareranno a profetizzare, cioè a costruirsi un futuro. Come possono sperare dei ragazzi che a 25 anni per il 40 per cento non studiano e non lavorano, anche qui a Roma?», si è chiesto il pontefice. Per Francesco, «nei sogni dei nostri anziani molte volte risiede la possibilità che i nostri giovani abbiano nuove visioni, un futuro, un domani, una speranza. Sono due realtà – ha spiegato – che vanno assieme e che hanno bisogno l’una dell’altra». E invece, ha denunciato il Papa, «come società, abbiamo privato della loro voce i nostri anziani, li abbiamo privati del loro spazio; li abbiamo privati dell’opportunità di raccontarci la loro vita, le loro storie, le loro esperienze. Li abbiamo accantonati e così abbiamo perduto la ricchezza della loro saggezza». Ma, ha ammonito Francesco, «scartando gli anziani, scartiamo la possibilità di prendere contatto con il segreto che ha permesso loro di andare avanti». Sono «coniugi che conservano nel loro cuore la gratitudine per tutto ciò che hanno vissuto. E questa mancanza di modelli, di testimonianze, questa mancanza di nonni, di padri capaci di narrare sogni non permette alle giovani generazioni di “avere visioni”. Come pretendiamo – si è chiesto ancora il Papa – che i giovani vivano la sfida della famiglia, del matrimonio come un dono, se continuamente sentono dire da noi che è un peso?».
Al termine dell’intervento, rispondendo alle domande di don Gianpiero Palmieri, parroco di San Frumenzio, e di due catechisti della parrocchia, Francesco ha esortato i pastori e i laici a «rischiare», perché la «pastorale delle mani pulite» è quella del fariseo, per il quale «tutto è pulito, tutto a posto, ma fuori quanta miseria, quanta mancanza di opportunità di sviluppo». Oggi, ha ricordato il Papa, «l’Italia ha un calo delle nascite terribile, credo sottozero; all’origine, un individualismo che «ha tanti nomi», ma la cui «radice» è «egoistica», e il «maledetto benessere» che – ha proseguito precisando di non voler «offendere gli animalisti» – porta a «preferire di avere due o tre gatti, un cane, invece di un figlio». L’antidoto all’individualismo per Bergoglio è la tenerezza, che è «abbassarsi», come quando gli adulti mimano il linguaggio dei loro bambini: «Dio si è abbassato e ha parlato con la nostra lingua, con i nostri gesti. Con questo atteggiamento le famiglie crescono».
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