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Martedì, 29 Novembre 2016 16:31

Quando l’architettura incontra la musica. Inaugurato l’organo Rieger di Campitelli

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nsUn concerto  che ha spaziato  dalla letteratura organistica italiana del tardo Rinascimento italiano (quasi un omaggio all’architettura lignea che contiene la grande macchina sonora) fino a quella contemporanea, comprendendo anche brani di Filippo Capocci, che per primo fece ascoltare il Rieger di Campitelli oltre un secolo fa.  Con le note e la magica mistura di registri come un sapiente artigiano del suono, il Maestro Vito Gaiezza ha ridato voce dopo un accurato restauro della Ditta Pinchi di Foligno, al monumentale organo di Campitelli edificato nel 1909 dalla Casa austriaca  Rieger Jagendorf, in occasione delle celebrazioni centenarie del Santo Fondatore San Giovanni Leonardi, come testimoniato dal cartiglio situato sopra la console dell’organo. Il delicato lavoro di ripristino della cassa armonica e di paziente intonazione dello strumento è stato sviluppato da Claudio Pinchi della omonima ditta di Foligno. Il concerto inaugurale svolto dal Maestro Gaiezza e dal Quintetto di Ottoni “Quintessenza Brass” è stato preceduto dalla Benedizione dell’Organo presieduta dal Vescovo Gianrico Ruzza Ausiliare di Roma per il Settore Centro. Ai numerosi convenuti e ospiti ha rivolto il suo saluto il parroco P. Davide Carbonaro che ha voluto segnare questo momento dalle significative parole che Papa Benedetto rivolse in occasione dell’inaugurazione dell’organo dell’ Alte Kapelle di Regensburg: “In un organo, le numerose canne e i registri devono formare un'unità. Se qua o là qualcosa si blocca, se una canna è stonata, questo in un primo momento è percettibile forse soltanto da un orecchio esercitato. Ma se più canne non sono più ben intonate, allora si hanno delle stonature e la cosa comincia a divenire insopportabile. Anche le canne di quest'organo sono esposte a cambiamenti di temperatura e a fattori di affaticamento. È questa un'immagine della nostra comunità nella Chiesa. Come nell'organo una mano esperta deve sempre di nuovo riportare le disarmonie alla retta consonanza, così dobbiamo anche nella Chiesa, nella varietà dei doni e dei carismi, trovare mediante la comunione nella fede sempre di nuovo l'accordo nella lode di Dio e nell'amore fraterno”. Nell’indirizzo di saluto ha espresso la gratitudine della comunità parrocchiale al Prof. Natalino Irti e alla sua consorte per il contributo che la Fondazione Irti ha offerto in occasione del restauro conservativo.  L’opera dei Fratelli Rieger, ha ricordato il Maestro Vincenzo di Betta riportando alcune note del Maestro Massimo Bisson: fu portata a termine nell’autunno del 1909 ed  il 7 novembre di quell’anno si tenne infatti il concerto inaugurale, eseguito da uno dei più eminenti organisti dell’epoca, Filippo Capocci. Musicista romano di fama internazionale, organista titolare della basilica lateranense, Capocci era noto per le sue virtuosistiche interpretazioni su organi di mezza Europa e Oltreoceano. Assieme a Giovanni Tebaldini e a Marco Enrico Bossi, egli fu anche tra i più influenti promotori della riforma dell’organo italiano; una riforma che era avvertita all’epoca come necessaria per consentire l’avvicinamento stilistico del repertorio organistico italiano (che nell’Ottocento era stato profondamente influenzato dal gusto operistico) a quello dei maggiori compositori europei contemporanei. L’influenza di Capocci fu determinante nella progettazione di vari organi romani di moderna concezione, a partire da quelli realizzati da Nicola Morettini nel presbiterio del Laterano nel 1886. A Capocci è legata anche la costruzione del primo organo Rieger della capitale, quello di San Carlo ai Catinari (1897), al quale seguì – nel 1904 – quello del Tempio Maggiore, la principale sinagoga romana. La vicinanza topografica della chiesa dei Catinari e del Tempio israelitico alla basilica di Campitelli influì forse sull’affidamento ai costruttori austriaci del nuovo strumento di Santa Maria in Portico, il cui progetto fonico, secondo alcuni, sarebbe ancora una volta dello stesso Capocci. Sembra tuttavia più probabile – come sostengono altri – che tale progetto sia imputabile al gesuita triestino Angelo De Santi, una delle figure italiane più eminenti del movimento ceciliano, nonché collaboratore e amico di papa Pio X. De Santi era stato coinvolto, nel 1903, nella realizzazione dell’organo Rieger della chiesa di San Bartolomeo a Modena, uno strumento che mostra evidenti somiglianze foniche con quello di Campitelli e la cui cassa lignea – esempio monumentale di architettura seicentesca – funse da modello proprio per quella nuova di Santa Maria in Portico. L’organo della basilica di Campitelli fu dunque concepito secondo i più moderni principi costruttivi dell’organaria europea d’inizio secolo. Fu dotato cioè di due manuali di 56 tasti (Do1-Sol5), di pedaliera alla tedesca di 30 note (Do1-Fa3) e di complessivi venticinque registri, le cui sonorità evidenziano la netta predilezione per le misture scure e imponenti, per molteplici registri flautati e violeggianti e per le ance dal timbro dolce; caratteristiche tipiche dell’organaria tardo romantica francese e tedesca. La trasmissione è integralmente pneumatico-tubolare, costituita da un intricatissimo sistema di piccoli canali in piombo che – attraverso la pressione dell’aria – azionano ogni meccanismo dello strumento. Tale sistema era stato perfezionato in Inghilterra negli ultimi decenni dell’Ottocento per ottenere tastiere dal tocco leggero e uniforme, soprattutto in relazione a strumenti di vaste dimensioni. Si diffuse poi in Italia a partire dai primi anni del Novecento e fu adottato da qualunque costruttore fino agli anni trenta. Nonostante il suo esteso impiego, tuttavia, ne sopravvivono ora solo pochi esempi funzionanti, tra cui quello dell’organo Rieger di Campitelli, il cui sapiente ripristino filologico permette ora di apprezzare la sorprendente leggerezza e la buona precisione del tocco.


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