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Venerdì, 10 Luglio 2020 15:25

Santa Messa in diretta Rai Uno da Campitelli

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Ieri, 5 luglio, XIV domenica del tempo ordinario, la comunità affidata alle cure pastorali dei Chierici Regolari della Madre di Dio – ordine fondato alla fine del ‘500 da san Giovanni Leonardi – ha ospitato monsignor Giacomo Morandi, arcivescovo di Cerveteri e segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, nominato sabato 4 luglio da Papa Francesco tra i consultori del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Il presule ha presieduto la celebrazione eucaristica trasmessa in diretta su Rai Uno e all’inizio della liturgia ha pregato in modo particolare per Pompeo Carbonaro, padre di don Davide, morto all’alba di domenica. Commentando il Vangelo, il presule ha tracciato l’identikit dei “piccoli” ai quali il Signore ha «manifestato i misteri del Regno» rimasti nascosti ai presuntuosi. Piccoli nell’anima, testimoni gioiosi della fede, miti e capaci di compiere ogni dovere con amore. Questi sono i veri discepoli di Gesù, coloro in grado di accogliere la Sua Parola, gli umili che si stupiscono delle meraviglie di Dio al contrario di chi, accecato dalla presunzione e dall’orgoglio, assume un «atteggiamento pregiudiziale». Gli scribi e i farisei di ieri sono i sudditi dell’egocentrismo di oggi la cui «supponenza impedisce di diventare discepoli». Nelle parole di Morandi, «la via maestra è l’umiltà, la piccolezza di chi vive giorno dopo giorno nella consapevolezza che tutto è donato e che niente è dovuto». La pagina evangelica è scandita da tre azioni concatenate. La preghiera di lode e di ringraziamento di Gesù rivolta al Padre, l’invito ai discepoli ad abbandonare ogni oppressione affidandosi a Lui e l’esortazione a seguire il Suo esempio. «L’oppressione deriva dal modo di vivere la fede», ha specificato Morandi spiegando che la fede non può essere basata sull’osservanza delle leggi e dei precetti. «Bisogna imparare a vivere la fede evangelizzando la gioia di essere credenti – le parole del presule -, di essere discepoli non per meriti ma per grazia, per un’iniziativa gratuita da parte del Padre che attira a Gesù, il quale introduce nella vita trinitaria». Chi abbraccia il Vangelo impara da Gesù la mitezza e «immette nelle relazioni la forza dell’amore». Per questo l’esortazione del vescovo è di «fare per amore ciò che bisogna fare per dovere». (Roma Sette)

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