2025
Commemorazione dei defunti all’Isola Tiberina: la memoria che diventa speranza
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Domenica 2 novembre, nella chiesa di San Giovanni Calibita, nel cuore dell’Isola Tiberina, si è celebrata la Messa in commemorazione di tutti i fedeli defunti.
La celebrazione è stata presieduta dal padre Luigi Murra, parroco di Santa Maria in Portico in Campitelli, e concelebrata da padre Rafael Pereira Barbato, cappellano dell’Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola
Al termine della liturgia, i fedeli si sono raccolti in processione fino alle rive del Tevere, dove è stata pronunciata la preghiera di benedizione delle acque e un mazzo di fiori è stato deposto nel fiume come segno di memoria e affidamento a Dio di tutti i defunti, in particolare di coloro che hanno perso la vita lungo le acque del Tevere.
Nell’omelia, padre Murra ha invitato a contemplare il fiume come un segno di speranza e di continuità, non di perdita: le acque che scorrono, ha detto, portano storie invisibili e ci parlano di una vita che passa, ma anche di un amore che non si perde. Il Signore della vita accompagna il cammino dell’uomo e, nella memoria credente, la speranza prende corpo.
Richiamando le parole di Giobbe, «Io so che il mio redentore è vivo», il parroco ha sottolineato come la fede cristiana permetta di vedere oltre il dolore e la mancanza, riconoscendo che anche ciò che appare sommerso o invisibile viene raccolto da Dio.
Soffermandosi poi sul significato profondo del verbo ricordare, padre Murra ha ricordato che «re-cordare, cioè riportare al cuore, non è un semplice pensiero, ma un gesto del cuore». Guardando le acque del fiume, i fedeli sono stati invitati a ricostruire nel cuore i volti, le voci e i passi di chi è già passato oltre, affidandoli alla misericordia di Dio.
Ha aggiunto che, come ricorda la Prima Lettera di San Giovanni, l’amore di Dio è riversato nei nostri cuori: riportare nel cuore il ricordo dei defunti significa dunque portarli là dove Dio stesso abita. In questo modo il ricordo diventa comunione e la distanza si trasforma in una presenza custodita.
Il rito si è concluso con la preghiera comunitaria e il gesto semplice e intenso del lancio dei fiori nelle acque, accompagnato dal canto e da un momento di silenzio.
Con questa celebrazione, la comunità di Santa Maria in Portico e dell’Isola Tiberina hanno voluto trasformare il ricordo in un atto di fede, rinnovando la convinzione che quando il ricordo diventa preghiera, la memoria si fa sorgente di speranza.