2026
Una barchetta che viaggia ancora in tutto il mondo
Visite: 14
di Antonio Tarallo
Pioniere, futurista e visionario: così era san Giovanni Leonardi, fondatore nel 1574 dei Chierici regolari della Madre di Dio. Un uomo che guardava al futuro della Chiesa e alla missione evangelizzatrice, un uomo ispirato da Dio per la continua ricerca di nuovi modi e strumenti per recare al mondo l’annuncio del Vangelo. Fuoco missionario e zelo apostolico le colonne portanti del suo ministero sacerdotale. Ma Leonardi — del quale oggi 9 ottobre ricorre la memoria liturgica — non abbandonò mai l’Italia. Eppure leggendo i suoi scritti sembra quasi che abbia percorso migliaia di chilometri, navigato oceani e fiumi, oltrepassato le montagne, per raggiungere i luoghi più remoti del globo terrestre. L’ordine da lui fondato continua tale missione. Quella «piccola barchetta — così chiamava il nostro ordine il fondatore — non pone ostacoli al vento dello spirito, solcando ancora oggi i mari della storia», ci racconta il rettore generale, padre Antonio Luigi Piccolo. Tutto sotto la protezione della Vergine Maria, stella per i “naviganti del Vangelo”.
La prima missione, il Cile. Quest’anno ricorrono ottant’anni da quando i Chierici regolari della Madre di Dio sono presenti in questo territorio. Spiega padre Piccolo: «L’impegno in Cile è radicato in più fronti, non solo nell’ambito della pastorale. C’è quello educativo, a esempio. E grazie all’intuizione geniale di padre Baldo Santi, delegato del rettore generale dell’epoca, è sorta la prima clinica per l’accoglienza dei malati terminali di aids con un’attenzione particolare al malato, modernissima: le stanze venivano disposte in maniera tale che l’équipe di medici e infermieri potesse controllare, quasi a vista, tutti gli ammalati per fornire loro il necessario». Ma la mappa geografica si allarga ancor di più, continua Piccolo: «Dopo il Cile è venuta l’India. Qui i nostri sacerdoti sono impegnati nelle parrocchie, oltre a essere occupati nell’ambito pedagogico. Vi è una scuola aperta ai bambini di tutte le religioni, con l’intento di creare un’armoniosa integrazione, oltre a offrire sostegno nutrizionale ai piccoli più bisognosi. Abbiamo a cuore la crescita umana e spirituale di ognuno, grazie anche all’attività di counseling che si svolge nella casa madre».
La barchetta di san Leonardi continua il viaggio nel mondo e giunge così anche in Africa, in Nigeria, «dove — prosegue il rettore dell’ordine — alcuni nostri fratelli offrono il loro servizio pastorale nelle chiese che necessitano di sacerdoti per la guida del popolo di Dio, per la celebrazione liturgica. È una piccola ma preziosa cellula di presenza del nostro ordine». Ma l’impegno investe altri fronti, come l’educazione e la sanità, con un piccolo dispensario e ambulatorio medico che tutela in particolare le donne in gravidanza. C’è inoltre spazio per la promozione del lavoro: una formazione che, grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana, si occupa prevalentemente di un’azienda agricola che segue tutti i processi per la trasformazione e l’ottenimento dello sfarinato di manioca, la cassava. Alcuni chierici regolari sono impegnati come docenti di facoltà teologiche nella formazione dei sacerdoti, nonché nell’insegnamento universitario in facoltà civili. Le vele della piccola barca si gonfiano grazie al vento dello Spirito e dalla Nigeria ci trasferiamo in Indonesia: qui l’impegno è soprattutto a livello pastorale ma anche formativo per la preparazione alle missioni dei Chierici regolari della Madre di Dio. Ultima in ordine cronologico, la Colombia: «Il campo di missione è rappresentato fondamentalmente dalle parrocchie, anche in alcune zone abbastanza limitrofe, come a esempio nella periferia della capitale Bogotà. Una presenza ancora molto giovane, di appena un decennio, ma assai significativa».
Le pagine della cronaca di oggi non sono che il naturale prosieguo di una storia che nasce da lontano. Lo si comprende bene sfogliando altre pagine, più ingiallite dal tempo: sono quelle di un memoriale che san Giovanni Leonardi, assieme a monsignor Juan Bautista Vives e al gesuita Martin de Funes, scrisse nel 1608. Passerà alla storia con il titolo Progetto missionario, tappa fondamentale che porterà successivamente alla costituzione della Congregazione di Propaganda Fide. Il documento che i tre consegneranno al Pontefice era molto chiaro: la crisi missionaria dell’epoca era frutto della mancanza nella Chiesa di un clero sufficientemente preparato a svolgere un’autentica opera di evangelizzazione. E oggi? Come si preparano i “leonardini” ad affrontare le missioni? Padre Piccolo risponde: «Ogni sacerdote, ogni leonardino, ogni comunità della Madre di Dio, si mette in ascolto, in discernimento, e cerca di portare al meglio delle proprie capacità la presenza del Signore risorto che cammina a fianco degli uomini. Ogni nostro confratello sente la necessità di spiegare il senso delle Scritture, di dischiudere nuovi orizzonti a ogni uomo che incontra sulla strada. Da ciò, ovviamente, la preparazione di sacerdoti che siano adatti a rendere presente il Signore Gesù: ciò richiede prima di tutto amorevole cura e l’attenzione a una formazione integrale che possa portare la crescita della persona in maniera armoniosa. Giovanni Leonardi direbbe “sacerdoti educati all’apostolica”, cioè persone che sappiano coniugare lo studio sia della teologia sia delle “umane lettere” in modo che il Vangelo possa innestarsi e fermentare nel cuore di ognuno. Si può giungere a ciò soltanto quando il Vangelo entra radicalmente nella vita di ciascun sacerdote».
La storia continua, ancora oggi. La piccola barca è nuovamente in mare, per raggiungere chissà quale meta.
Una barchetta che viaggia ancora in tutto il mondo