2026
La vita che si ritrova
Visite: 87
Ci sono parole di Gesù che sembrano contraddire il buon senso: «Chi avrà trovato la propria vita la perderà; chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà».
Siamo abituati a pensare che vivere significhi trattenere: conservare ciò che abbiamo conquistato, proteggerci da ciò che può ferirci, mettere al sicuro ciò che amiamo. Eppure il Vangelo suggerisce un'altra logica. La vita non si possiede. La vita si riceve. E proprio per questo può compiersi solo quando diventa dono.
Anche gli affetti più belli possono essere abitati dalla paura. La paura di perdere una persona, di non essere ricambiati, di vedere crollare le nostre sicurezze. Allora, quasi senza accorgercene, smettiamo di amare e iniziamo a trattenere. Confondiamo la custodia con il possesso, la fedeltà con il controllo.
Gesù non chiede di amare meno. Chiede di amare in modo libero. Solo chi mette Lui al centro riesce a voler bene agli altri senza trasformarli nel fondamento della propria esistenza.
La donna di Sunem lo comprende prima ancora di saperlo spiegare. Apre la porta della sua casa al profeta Eliseo senza fare calcoli. La sua ospitalità diventa lo spazio nel quale Dio può agire. È sempre così: quando il cuore si apre, Dio trova una dimora.
Per questo il Vangelo si conclude con un gesto piccolissimo: un bicchiere d'acqua dato a uno dei piccoli. Non sono le imprese straordinarie a rivelare il Regno di Dio, ma la quotidianità vissuta nella logica del dono. Ogni gesto compiuto per amore rende presente qualcosa di Dio.
Forse la domanda che la Parola ci consegna oggi è semplice e insieme esigente: che cosa sto cercando di trattenere per paura di perderlo?
Perché la vita, quando rimane chiusa nelle nostre mani, lentamente si impoverisce. Quando invece viene affidata a Dio e condivisa con i fratelli, ritrova tutta la sua fecondità.