2026

The Road to Emmaus / Fritz von Uhde

“Noi speravamo…”: quando la delusione diventa strada di incontro

Nella liturgia di questa III domenica di Pasqua, il Vangelo dei discepoli di Emmaus ha offerto alla comunità uno specchio sincero della propria esperienza di fede, soprattutto nei momenti di smarrimento e delusione.

L’omelia del parroco ha preso le mosse da una delle espressioni più intense del brano: “Noi speravamo…”. Una frase breve, ma decisiva, perché segna il passaggio dalla speranza al passato, dalla fiducia alla disillusione.

Non si tratta solo di tristezza, ma del crollo di un’immagine di Dio e di un progetto. I discepoli, infatti, non stanno semplicemente camminando: stanno fuggendo. Emmaus diventa il simbolo di una ritirata “intelligente”, verso ciò che è più sicuro e controllabile.

Qui emerge un punto centrale: quando tutto crolla, non perdiamo necessariamente Dio, spesso perdiamo l’idea di Dio che ci eravamo costruiti. La delusione nasce proprio da questa distanza tra attese e realtà.

Eppure il Vangelo sorprende: Gesù si avvicina e cammina con loro, ma non viene riconosciuto. Non perché sia assente, ma perché il dolore può offuscare lo sguardo.

Il Signore non forza e non rimprovera: accompagna e spiega. Non cambia i fatti, ma il modo di leggerli. La croce, da fallimento, diventa rivelazione dell’amore.

È così che accade qualcosa di decisivo: “Non ardeva forse il nostro cuore?”. Non è una comprensione teorica, ma un risveglio interiore. La fede non è avere tutte le risposte, ma ritrovare un cuore vivo.

Da qui nasce una preghiera semplice: “Resta con noi”. È il grido di chi intuisce che senza Dio la vita si spegne. Gesù entra e si fa riconoscere nello spezzare del pane: non nelle spiegazioni, ma nella comunione.

E proprio quando lo riconoscono, scompare. È il segno di una fede che matura: imparare a riconoscerlo anche quando non lo si vede.

Allora i discepoli ripartono. Tornano a Gerusalemme, al luogo della paura, ma trasformati: l’incontro con il Risorto converte la fuga in cammino.

L’omelia si è conclusa con una domanda concreta: dove stiamo andando oggi? Verso Emmaus, nella chiusura, o verso Gerusalemme, dentro la storia anche quando è faticosa?

Perché la differenza non è nel punto di partenza, ma nella disponibilità a lasciarsi accompagnare. Dio, anche quando si fugge, cammina accanto.

E la preghiera più vera resta essenziale:
“Signore, resta con me”.

Perché, se Lui resta, anche la strada sbagliata può diventare il luogo dell’incontro.