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Venerdì, 19 Febbraio 2021 08:19

La liturgia stazionale. Chiesa in cammino nel tempo di Quaresima

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Calendario Stazioni Quaresimali aa Roma 2021

La prima delle stazioni quaresimali è prevista il Mercoledì delle Ceneri, come di consueto con il Papa, vescovo della diocesi di Roma: si è tenuta quest'anno a causa dell'emergenza sanitaria nella basilica di San Pietro.

Giovedì 18 febbraio, l’appuntamento è invece alle ore 17 a San Giorgio al Velabro; venerdì alle 16.30 ai Santi Giovanni e Paolo al Celio; sabato alle 18.30 a Sant’Agostino in Campo Marzio e domenica, prima di Quaresima, alle 17.30 a San Giovanni in Laterano.

Il 22 la stazione quaresimale sarà a San Pietro in Vincoli a Colle Oppio alle 17; il giorno successivo, martedì 23, a Sant’Anastasia al Palatino alle 18; mercoledì 24 a Santa Maria Maggiore alle 17.30; giovedì 25 a San Lorenzo in Panisperna alle 17; venerdì 26 ai Santi XII Apostoli al Foro Traiano alle 18.30. Ancora, sabato 27 si torna a San Pietro in Vaticano alle 17 mentre nella seconda domenica di Quaresima, il 28 febbraio, sarà la volta di Santa Maria in Domnica alla Navicella, alle ore 19.

Il primo marzo si apre con la stazione di San Clemente al Colosseo alle 18.30; martedì 2 marzo a San Saba all’Aventino alle 18; mercoledì 3 a Santa Cecilia in Trastevere alle 17.30; giovedì 4 a Santa Maria in Trastevere alle 17.30; venerdì 5 a San Vitale in Fovea alle 18.30; sabato 6 ai Santi Marcellino e Pietro al Laterano alle 19. Nella terza domenica di Quaresima, 7 marzo, ci si ritroverà invece nella chiesa di San Lorenzo fuori le Mura alle 18.30.

Il giorno successivo, lunedì 8 marzo, ci si sposta invece a San Marco al Campidoglio alle 19; martedì 9 a Santa Pudenziana al Viminale alle 17; mercoledì 10 ai Santi Nereo e Achilleo a piazzale Numa Pompilio alle 17; giovedì 11 ai Santi Cosma e Damiano in Via Sacra alle 18; venerdì 12 a San Lorenzo in Lucina alle 18; sabato 13 a San Camillo de Lellis a via Sallustiana alle 18. Santa Croce in Gerusalemme sarà invece la stazione nella IV domenica di Quaresima, il 14 marzo alle 11.30.

Lunedì 15 la liturgia sarà ai Santi Quattro Coronati al Celio alle 18.30; martedì 16 a San Lorenzo in Damaso alle 19; mercoledì 17 a San Paolo fuori le Mura alle 17; giovedì 18 ai Santi Silvestro e Martino ai Monti alle 18; venerdì 19 a Sant’Eusebio all’Esquilino alle 18; alla stessa ora, sabato 20, sarà invece la volta di San Nicola in Carcere. Nella V domenica di Quaresima, il 21 marzo, ancora a San Pietro in Vaticano alle ore 17.

Il 22 marzo ci si ritrova invece a San Crisogono a Trastevere alle 18; martedì 23 a Santa Maria in Via Lata alle 18; mercoledì 24 a San Marcello al Corso alle 19; giovedì 25 a Sant’Apollinare alle Terme neroniane-alessandrine alle 12.30; venerdì 26 a Santo Stefano Rotondo al Celio alle 17; sabato 27 a San Giovanni a Porta Latina alle 17.30. Il 128 marzo sarà la Domenica delle Palme e la “statio” sarà a San Giovanni in Laterano alle 17.30.

La Settimana Santa vedrà le stazioni lunedì 29 a Santa Prassede all’Esquilino alle 18; martedì 30 a Santa Prisca all’Aventino alle 18; mercoledì 31 a Santa Maria Maggiore alle 17.30. Il primo aprile, Giovedì in Coena Domini, a San Giovanni in Laterano alle 17.30; il 2, Venerdì in Passione Domini, a Santa Croce in Gerusalemme alle 15; sabato 3 a San Giovanni in Laterano alle 21; infine il 4 aprile, Domenica di Pasqua, a Santa Maria Maggiore alle 18.

La settimana successiva inizia il periodo pasquale, l’ultimo in cui si tengono le stazioni quaresimali. Lunedì 5 sosta a San Pietro in Vaticano alle 17; martedì 6 a San Paolo fuori le Mura alle 17; mercoledì 7 a San Lorenzo fuori le Mura alle 18.30; giovedì 8 ai Santi XII Apostoli al Foro Traiano alle 18.30; venerdì 9 a Santa Maria ad Martyres al Pantheon alle 17; sabato 10 a San Giovanni in Laterano alle 17.30; l’11 aprile, Domenica in Albis, a San Pancrazio alle 16.30.

 

 

«È buona traduzione che nella Chiesa locale si facciano, soprattutto in Quaresima, riunioni di preghiera nella forma delle “stazioni” romane. Si raccomanda di conservare e incrementare questa tradizione, almeno nelle principali città, e nel modo più indicato per i singoli luoghi. Questa assemblea di fedeli, specialmente se presiede il Pastore della diocesi, può radunarsi nelle domeniche e nei giorni più adatti della settimana o presso il sepolcro di un santo, o nelle chiese o nei santuari più importanti della città, oppure anche in qualche località che in diocesi costituisce meta di frequenti pellegrinaggi» (Messale Romano, ed.it., p.60).
Una considerazione di ordine sia storico che pastorale invita a ritenere le «stazioni quaresimali» una forma privilegiata per celebrare comunitariamente la penitenza quaresimale, anche ai tempi nostri.
«La Quaresima è il tempo adatto per la celebrazione della penitenza, perché fin dal giorno delle ceneri risuona solenne l’invito rivolto al popolo di Dio: Convertitevi e credete al Vangelo. È bene a più riprese, in quaresima varie celebrazioni penitenziali, in modo che tutti i fedeli abbiano modo di riconciliarsi con Dio e con i fratelli e di celebrare poi, rinnovati nello spirito, il triduo pasquale del Signore morto e risorto» (Rito della penitenza, Premesse, n. 13).
La penitenza quaresimale non deve essere soltanto interna e individuale, ma deve acquistare dimensione esterna e sociale (cfr. Sacr. Conc. n.110).
La penitenza, infatti, in quanto «intima conversione del cuore, che comprende la contrizione del peccato e il proposito di una vita nuova» (Rito della penit., Premesse n.6), ha bisogno di esprimersi, secondo la legge dell’incarnazione, in parole e gesti di conversione. E non solo a livello individuale, ma anche e soprattutto ecclesiale.
La Chiesa nel suo insieme è chiamata a camminare con Cristo verso il compimento del Regno, a purificarsi e rinnovarsi ogni giorno secondo la logica della Croce e a manifestare questa volontà e questo impegno in segni concreti e visibili di penitenza e di rinnovamento interiore. Tra i molti modi con cui il popolo di Dio può esercitarsi in essi la liturgia quaresimale privilegia in particolare:
- l’ascolto della parola di Dio «che illumina il fedele a conoscere i suoi peccati, lo chiama a conversione e gli infonde fiducia nella misericordia di Dio» (ivi, n.17);
- la preghiera, soprattutto di supplica, per implorare il perdono di Dio, e manifestare la fiducia nella sua misericordia;
- il digiuno e più in generale la rinuncia, in quanto terreno fecondo da cui può sbocciare un autentico culto spirituale e una carità più operosa verso i fratelli, soprattutto poveri, sofferenti ed emarginati.
La pratica delle «stazioni quaresimali» tende a fondere in un tutto armonioso questi elementi, attraverso i quali la conversione si esprime e si celebra, nella Chiesa.

La liturgia «stazionale» nell’esperienza della Chiesa antica
È noto a tutti che la liturgia delle stazioni quaresimali, anche se affermatasi in un contesto religioso e culturale diverso dal nostro, è stata intimamente legata al digiuno pubblico e alla preghiera penitenziale che hanno caratterizzato fin dai primi secoli i 40 giorni della quaresima, nella Chiesa romana.
Lo stesso termine «stazione» desunto dal linguaggio militare romano, indicava il «montare di guardia» e la Chiesa lo ha adottato in senso spirituale per esprimere il dovere dei cristiani di dedicarsi con vigilanza e con impegno alla conversione e all’orazione. Gradualmente a Roma la «stazione» diventò il termine tecnico per designare l’assemblea eucaristica presieduta dal suo Vescovo, il Papa. Questa celebrazione che bene esprimeva l’unità del sacrificio eucaristico, si svolgeva generalmente così: di solito verso le tre del pomeriggio, il popolo accorreva insieme con il clero in una chiesa stabilita in antecedenza come luogo di raduno e che veniva chiamata perciò «collecta». Di qui i fedeli, con a capo il Papa, circondato dai presbiteri e dal clero, si dirigevano processionalmente verso la chiesa stazionale; il Papa concelebrava con i presbiteri, comunicava i fedeli e concludeva la celebrazione quando il sole volgeva al tramonto. (cfr. I. Schuster, Liber sacramentorum, vol. III, 3ss.). Le caratteristiche della liturgia stazionale sono assai significative: la processione, per indicare il «cammino della conversione» a cui la Chiesa è chiamata in quaresima; la presenza del Papa, la grande assemblea di preghiera, l’unica Eucarestia, l’invocazione dei Santi sono elementi che avevano un grande peso nella vita di una comunità chiamata a convertirsi e ad esprimere l’unità nella stessa fede e nella medesima carità.
Tutto ciò non ha valore di pura documentazione archeologica e storica: l’invito contenuto nel Messale romano rinnovato è una sollecitazione a ripensare le forme di una celebrazione come questa che, nei suoi elementi essenziali, rimane ancora valida e attuale.

 

 

Letto 67 volte Ultima modifica il Venerdì, 19 Febbraio 2021 08:34

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