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Giovedì, 18 Marzo 2021 19:29

Percorsi di spiritualità giuseppina a Campitelli nel ‘600

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Di Davide Carbonaro OMD

I Sogni di San Giuseppe sono l’abbraccio tra il cielo e la terra. Ultima profezia della grande attesa di Israele. Egli terrà per mano il Messia e lo educherà alla scuola della fede e dell’umano. Tenere per mano è compito della paternità. “Alzati prendi con te il bambino e sua Madre” (Mt 2,13). Giuseppe prende con sé il Figlio di Dio, colui che incarnandosi ha preso da Maria la nostra carne, divenendo il Dio con noi. Se i Vangeli fin dall’inizio mostrano Gesù che si affida alle mani di un padre terreno, la sua vita sulla croce sarà liberamente consegnate al Padre suo che è nei cieli: “Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito”.

In occasione del 150 anniversario della proclamazione di san Giuseppe Patrono universale della Chiesa, Papa Francesco ha offerto una contemplazione a partire dal cuore del padre terreno di Gesù, che riflette la tenerezza e la misericordia del Padre celeste: “Giuseppe vide crescere Gesù giorno dopo giorno ‘in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini’ (Lc 2,52). Come il Signore fece con Israele, così egli ‘gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare’ (cf. Os 11,3-4). (Patris corde, 2). Nel 2021 cadono anche i quattrocento anni dall’estensione della festa liturgica di San Giuseppe al 19 marzo. Fu Papa Gregorio XV a stabilirlo l’8 maggio del 1621.

Nel corso del seicento si sviluppa la devozione ed il culto al Padre putativo del Signore. Nascono Congregazioni, Confraternite e associazioni a lui dedicate. La riflessione teologica sul santo si avvia fin dal XVI secolo con la Summa del domenicano Isidoro Isolani (+1528), ponendo così le basi alla successiva devozione, sviluppata dai grandi Ordini della Riforma. I Carmelitani con Santa Teresa d’Avila, che lo eleggerà come suo Patrono, accrescendo una spiritualità della tenerezza. E i Gesuiti che opereranno il passaggio dalla figura del nutritor Domini al pedagogus. Si sviluppa così un filone educativo che coinvolgerà la riforma ecclesiale di San Carlo Borromeo, il quale, con la cerchia dei riformatori tridentini, produrrà una sorta di riflessione sulla “economia domestica”. Tra questi San Giovanni Leonardi (1541-1609) che nel suo Institutione di una famiglia christiana divisa in due parti, (1597), propone l’immagine della famiglia come specchio dell’organizzazione sociale ed ecclesiale, ne riflette l’assetto verticistico, poggiando sull’autorità esercitata dal padre, espressione del potere del principe e di Dio, fonte di ogni sovranità. Il santo lucchese sottolinea l’eccellenza e la dignità del padre, derivante dall’essere “strumento di Dio”, suo luogotenente e “vicario pel reggimento e buon governo della famiglia” (Institutione, p. 223).

Accanto a questa riflessione sulla Famiglia di Nazareth come modella della famiglia cristiana, si sviluppa un filone omiletico e devozionale che ha come centro la figura di san Giuseppe. Il lucchese Chierico Regolare della Madre di Dio Francesco Leonardi (1608-1661), parente del santo fondatore, scrisse un trattato : Cento meditazioni in honore del  gloriosissimo Patriarca San Gioseffo, sposo della Gran Madre di Dio. Il testo, come riferisce l’autore nel manoscritto conservato presso l’Archivio dell’Ordine, è del 1652. In quello stesso anno, come riporta C. Antonio Erra, storico dell’Ordine, il Leonardi parroco di Santa Maria in Campitelli, aveva istituito una: “Congregazione di sorelle in onore del medesimo santo, le quali arrivarono subito al numero di 200”. L’istituzione parrocchiale oltre alle devozioni, era dedita all’insegnamento della Dottrina Cristiana e alla visita degli Ospedali romani. Tra le fila della nuova congrega giuseppina, la Serva di Dio Anna Moroni che con il Servo di Dio Cosimo Berlinsani fondò la Congregazione delle Suore Oblate del Bambino Gesù. (C.A. Erra, Memorie De’ religiosi, 157). Lo stesso Leonardi si premurò di dedicare una cappella a San Giuseppe nella nuova fabbrica della Chiesa di Campitelli. La Cappella Altieri, dove ancora oggi è custodita la pala marmorea della  Sacra Famiglia opera di Lorenzo Ottoni (1648-1736).

Le 100  Meditazioni del Leonardi, nacquero dalla sua devozione personale. Ogni anno afferma l’Erra, si preparava alla festa del santo con una sorta di “quaresima giuseppina”. Questo numero carico di simbolismo biblico e liturgico appare dalla metodica e accurata divisone del testo. Nella sua riflessione il Leonardi non tralascia di toccare aspetti che possono stupirci per la straordinaria creatività e che riguardano gli eventi successivi la morte del santo: la sua discesa nel “Limbo dei santi Padri” e la sua risurrezione, leggendola alla luce degli eventi che hanno caratterizzato la morte di Cristo in croce, ossia l’apertura dei sepolcri e la presenza dei risorti nella Città santa (cf. Mt 27,52-53). E’ la Pasqua di Giuseppe, tema che il seicento nella devozione e nell’iconografia, svilupperà presentando il “santo patrono dei moribondi”, come colui che alla fine dei suoi giorni è confortato ed  accompagnato nel grande passaggio, dalla mano potente e misericordiosa del Figlio di Dio che non disdegnò essere chiamato “Figlio del carpentiere”.

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