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Giovedì, 07 Ottobre 2021 19:55

San Giovanni Leonardi a Servizio della Chiesa Corpo di Cristo

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I primi biografi ci presentano una figura docile e caritatevole di Giovanni Leonardi, capace di leggere il cuore ed intuire le necessità dei più piccoli. Così P. Ludovico Marracci nella prima biografia edita: “Era benigno et amorevole verso i poveri, ai quali con licenza de’ Padroni dava spesso i medicamenti per amor di Dio. Occorrendoli andare ad infermi per curargli, voleva che la prima cura fusse quella dell’anima, gli esortava con santi documenti alla pazienza, all’emendatione de’costumi, et a purgare il cuore con un’esatta confessione delle proprie colpe. Operava molto con le sue parole ma ancor più con l’esempio della sua vita” (L. Marracci, Della Vita del P. Giovanni Leonardi, Roma 1637, II, 6). Prosegue ancora un altro biografo il Bonafede: “Di coscienza si diede il buon giovane con larghezza di cuore alle fatiche dell’arte sua, ma con maggiore desiderio di farsi buon spirituale, che buon speziale. Il fondamento sopra il quale stabilì l’edifizio della sua perfezione, fu l’orazione e la devozione […] benché fossero molte le fatiche della spezieria, che lo impegnavano durante il giorno, nondimeno la notte, quando il corpo aveva più bisogno di riposo, esso negandoli il sonno, ne spendeva buona parte in orazione, et il giorno ancora quando di lui non era bisogno in bottega soleva avido conversare con Dio, ritirarsi a far orazione, o leggere un buon libro spirituale. (G. Bonafede, Vita del Venerabile Padre Giovanni Leonardi, Manoscritto Archivio della Curia OMD Roma). Il Leonardi era un giovane farmacista nella prosperosa Repubblica di Lucca di fine cinquecento, che svolgeva il suo servizio consegnando ai clienti, non solo i rimedi del corpo, ma la luminosa testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo che egli aveva percepito nel dialogo interiore. Dopo la morte del padre fu in procinto di aprire una spezieria di sua proprietà nella città natale a Diecimo.

Ma i disegni di Dio sono spesso distanti da quelli degli uomini e gli accadimenti servono per comprendere appieno la sua volontà. Così ancora il Bonafede riferisce sugli avvenimenti: “In questo tempo venne a morte il padre di Giovanni, che a Diecimo dimorava e rimastagli la madre già di grave età con alcune sorelle, gli fecero intendere che non più trattasse di farsi religioso, ma alla sua terra se ne tornasse e con le fatiche dell’arte già molto ben appresa cominciasse hormai ad aiutar la sua casa. Andò egli con questo pensiero a Diecimo, perché non essendo informato della volontà et intenzioni, che i suoi confessori avevano, e che disponeva di lui Dio, gli pareva che per lui fosse questo il meglio. Onde per venir all’esecuzione avendo bisogno di danari, divise in quel tempo l’eredità paterna e toccatoli alcuni beni stabili con 350 scudi, con questi se ne venne a Lucca disegnando di provvedere in quei pochi mesi a tutto ciò che per esercitare da per sé quell’arte gli era di bisogno “. La frequentazione dei Padri domenicani a Lucca aveva edotto il Leonardi nell’arte della contemplazione la quale non si limita nel semplice vedere le cose o le situazioni, ma sprofonda nell’intimità di Dio per trasmettere agli altri quanto interiorizzato: conteplari et contemplata aliis tradere. Giovanni rimane sedotto da questo monito di san Domenico e vivrà l’intera sua esistenza sulla frontiera tra contemplazione e azione coniugandole in una sintesi sapienziale. Su consiglio del domenicano P. Paolino Bernardini a ventisei anni, il Leonardi lasciò l’attività di farmacista e intraprese gli studi ecclesiastici. Celebrò la sua prima eucaristia nell’Epifania del 1572 e il vescovo di Lucca gli affidò la Chiesa di San Giovanni della Magione, nella quale il Leonardi poté attuare un’intuizione che portava da tempo nel cuore: l’istituzione di una scuola che formasse soprattutto i più giovani nei principi della retta fede e della vita cristiana. I frutti di questo primo impegno apostolico furono raccolti nel Catechismo pubblicato a Lucca  e nella Compagnia della Dottrina Cristiana che si diffuse in tutta la lucchesia e a Roma ed ebbe il plauso di numerosi prelati tra cui il Papa Clemente VIII e il Visitatore Apostolico G. B. Castelli vescovo di Rimini tra i protagonisti della riforma cattolica. In questo tempo, prende consistenza nell’animo del Leonardi l’architettura della riforma ecclesiale che, quasi al termine della sua vita, come testamento raccoglierà nel Memoriale a Papa Paolo V. Fra le righe, egli stesso consegna la sua personale esperienza: “Coloro che vogliono impegnarsi alla riforma dei costumi degli uomini si presentino agli sguardi di quanti essi vogliono riformare come specchi d’ogni virtù e come lucerne poste sul candelabro” e ancora prosegue rivolgendosi al Papa al quale spetta il maggior impegno nella riforma ecclesiale il quale: “a guisa di prudentissimo medico procurerà  d’haver cognizione di tutte le infermità che patisce la Chiesa, le quali hanno bisogno di rimedio, per poter ciascuna di queste con opportune medicine curare”. (G. Leonardi, Pro universali totius ecclesiae reformatione, 1). Il Leonardi da prete non dimenticò mai la sua iniziale esperienza di farmacista tanto che nella sua opera di riforma intese curare i mali della Chiesa e quelli dell’uomo del suo tempo diffondendo la salutare medicina del Vangelo (medicina salutis). Così in alcuni Sermoni, appaiono le reminiscenze del giovane speziale il quale paragona gli effetti della peste al peccato e propone le modalità di guarigione. L’analogia tra i danni prodotti dalla peste e quelli prodotti dal peccato richiedono terapie specifiche, i primi quelle prescritte dai medici, i secondi quelle proposte da Cristo medico divino: “Hora ascoltate la ricetta delle piaghe nostre; la dico ricetta perché a me pare che proceda appunto come fanno le ricette di mali del corpo. Che, si come nei mali del corpo il medico fa trar sangue al infermo, così è questa […] il medico comanda la dieta per denutrir l’homini […] ci sono li sciroppi con l’exercitii […]. Gli aromati non rendono odore mentre stanno sani ma rotti, spargono il loro odore. Questo fece il Cristo. Allora diffuse odore quando fu spezzato, quando li furono aperte le mani, li piedi, il capo e il costato. Sparse odor perfetto. Spezzati li aromati et posti nel fuoco, si sparge il loro odore. Cristo, posto ne l’aromi: non sarìa stata grata ostia, se non fosse stata posta sul fuoco” (G. Leonardi, Sermoni, a cura di Vittorio Pascucci, Lucca 2003, 138).

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