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Sabato, 07 Gennaio 2023 14:56

Libanori per l’Epifania: “La ricerca onesta del senso delle cose”

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Pubblichiamo l'omelia del Vescovo Daniele Libanori Ausiliare di Roma per il Settore Centro durante l'Eucarestia celebrata nella Chiesa parrocchiale di Santa maria in Portico in Campitelli a Roma in occasione dellla Epifania del Signore.

Nella solennità odierna festeggiamo la manifestazione del Signore a tutti i popoli del mondo, che sono rappresentati dai Magi venuti dall'Oriente, la terra abitata da civiltà antiche e da popoli sapienti. È improprio e anche inutile domandarsi quale sia il nucleo storico del racconto che stiamo per commentare. Si possono trovare tuttavia dei segnali che rimandano all'esperienza della prima comunità cristiana.

Dall'Oriente, percorrendo le vie del commercio giungevano alle maggiori città della Siria come Damasco, Antiochia... - dove, appunto, vivevano le Comunità migrate da Gerusalemme — persone ammirevoli per la loro sapienza: si trattava spesso degli aderenti a religioni presenti nella Persia e che si diffondevano in Occidente, soprattutto in direzione della Siria e dell'Asia Minore al seguito dei flussi commerciali. Non di rado accadeva che costoro, entrando in contatto con i cristiani, si mostrassero aperti al Vangelo e vi aderissero.

Nel racconto sono ben visibili le tracce della persecuzione verso la Chiesa primitiva. Nell'ostilità di Erode Antipa (figlio di Erode il grande) verso Gesù si può riconoscere la dura opposizione verso i cristiani, che culminò nell'uccisione di Stefano e poi di Giacomo. La piccola comunità cristiana fu allora costretta a cercare rifugio lontano da Gerusalemme. Allo stesso modo, nella ricerca dei Magi si può riscontrare la traccia dell'adesione alla fede di quelli che provenivano dal paganesimo e che proprio in Asia Minore cominciarono a dare vita a nuove Comunità.

Vogliamo rileggere il testo di Matteo come una chiave di lettura per comprendere i diversi atteggiamenti che possono essere assunti nei riguardi del Vangelo.

Nella città di Gerusalemme possiamo riconoscere la città degli uomini. Gerusalemme è governata da un tiranno che le ha dato splendore con la magnificenza dei monumenti e ne ha fatto una città moderna e ricca per i commerci. In mezzo alla città c'è il Tempio del Signore con i Sacerdoti che esercitano il culto. In questa città però nessuno aspetta il compimento delle Scritture: nessuno crede più alla fedeltà di Dio. Il culto stesso è una pratica pia e doverosa, ma nessuno conta veramente sul Signore, preferendo ricorrere alle risorse che derivano dalla propria industria. Al punto che sentire parlare di un Dio che è venuto ad abitare in mezzo agli uomini per farsi loro compagno nella fatica viene sentito come un pericolo per la stabilità di un sistema complesso e articolato.

La notizia che percorre Gerusalemme — che rimane tristemente indifferente — è che è nato il Re! La sua funzione è proteggere il popolo, fargli giustizia e guidarlo. Perciò chiunque ne abbia usurpato il trono ha di che inquietarsi. Ed è quello che succede a Erode. Egli rappresenta il potere che si accredita presso il popolo con lo splendore e la ricchezza, che molto spesso nascondono violenza, ingiustizia e mancanza di prospettiva.

Erode è infatti l'immagine dell'anti-Dio, che si è assiso sul trono di Davide, ingannando tutti con la sua magnificenza e passando anzi per essere un sovrano pio, dal momento che ha ricostruito il Tempio e dato nuovo splendore al culto. Il risultato è che gli scribi, cioè gli esperti della legge (oggi  diremmo: i teologi), pur possedendo le Scritture e conoscendo le profezie, non sono più in grado di discernere: rimangono turbati da quella visita che sconvolge la loro quiete. Erode l'usurpatore sarà l'unico a prendere sul serio la notizia portata dai Magi e si muoverà con l'astuzia per scongiurare la minaccia che grava su di lui.

Perché il «segno» è stato visto in Oriente, da dei pagani, e non a Gerusalemme, dal popolo di Dio?

L'Oriente, per Israele, è, la terra dell'esilio dove il popolo custodisce il desiderio del ritorno alla Città santa e al Tempio del Signore. Inoltre l'Oriente è la terra della saggezza. Chi ha il cuore pieno di desiderio (de-sidera) scruta il cielo, come i Magi del nostro racconto, mentre a Gerusalemme il cielo era divenuto illeggibile a causa delle molte luci artificiali che illuminavano la notte. Fuori di metafora, si può rispondere che i «segni» della presenza di Dio possono essere visti solamente da chi cerca l'essenziale. Da coloro che cercano il senso della vita e della morte e non si contentano più dell'euforia che vorrebbe allontanare le domande fondamentali con le quali ognuno dovrà confrontarsi.

Sorprende ancora che dalle terre della sapienza vi sia chi viene a cercare il Re — che nella concezione antica è sempre Salvatore dal quale dipende la prosperità della terra — in un mondo vecchio e distratto, sazio e disperato, fu detto. La domanda dei magi ci rivela che in mezzo a noi vi è Uno che non conosciamo e può guidare le nostre anime verso la terra degli uomini liberi, dove avrà stabile dimora la giustizia. Ci ricorda che questo mondo vecchio e sfiduciato custodisce la Buona Notizia. Per noi il Vangelo rischia di essere solamente un libro polveroso o una raccolta di sentenze da citare per rendere elegante il discorso. Per coloro che cercano la Vita vera è il tesoro più prezioso.

Benedetto XVI ci esorta al coraggio della fede; a non vergognarci da quella visione della vita che viene dal Vangelo; a non preoccuparci di doverci sempre giustificare dinanzi alle critiche di chi non crede. Un inno attribuito a San Tommaso d'Aquino dice: «Nec lingua potest dicere, nec littera exprimere: expertus potest credere quid sit Jesum diligere». Basta dunque con i complessi di inferiorità dinanzi alla mentalità scientista, che pretende di far passare tutto al vaglio della sola intelligenza. Vi è una conoscenza del cuore che vale di più e sazia l'anima al di là delle fredde e labili certezze dei nostri ragionamenti. Facendo dunque appello a quella libertà che nessuno ha diritto di violare, viviamo senza paura secondo la visione della vita che viene dalla fede e sia la pace interiore a testimoniare il valore di questa scelta.'

Per Gerusalemme si tratta di decidere da che parte stare: con Erode, che ha portato Israele allo splendore delle altre Nazioni e ha anche restaurato il Tempio e il culto o con il Re pastore annunciato dai profeti che è nato e ha piantato tra noi la sua tenda? Alla fine, Gerusalemme dichiarerà amaramente di non avere altro re che Cesare.

Oggi dalla scalinata dell'Ara Coeli — dove un'antica tradizione pone l'oracolo della nascita di Colui che è destinato a regnare come Principe di pace — verrà presentato alla Città di Roma (capitale dell'impero e del mondo al tempo della nascita di Gesù) il Bambino. Sarà, per coloro che hanno il dono della fede, la proclamazione al mondo che «un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato consigliere ammirabile, Dio potente, padre per sempre, Principe della pace» (Is 9,5). Sarà per chi non ha il dono della fede l'offerta di una via lungo la quale incamminarsi per la ricerca onesta del senso delle cose.

+Daniele Libanori Vescovo

 

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