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Sabato, 19 Dicembre 2020 17:18

Pura grazia

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Con un saluto Dio entra, (non appare) nella vita di Maria e nella nostra. Un saluto carico di parole antiche e sempre nuove, perché Dio che parla  fa nuova ogni cosa. La gioia e la presenza del Signore sono i termini del saluto, essi annunziano in modo inconfondibile l’avvento del Messia. Lo Sposo incontra la sua Sposa è gioisce nel vederla, la chiama con un nome nuovo  non classificabile fra le dinastie umane. Ella “è pura grazia”, oggetto della benevolenza dell’Altissimo. La singolare presenza di Dio: il Signore è con te, investe Maria di una missione per la quale è segno di salvezza per il suo popolo. E non solo, per la novità inaugurata, Maria è il “segno” atteso che compie l’amore gratuito di Dio per tutti i popoli ed è primizia della umanità nuova. Le parole dell’Angelo preparano la grande rivelazione: “non temere”. Non si tratta di avere paura di Dio, ma di accogliere la piccolezza e il limite di fronte alla grandezza dell’Onnipotente. La Bibbia riporta questa espressione ogni qualvolta la presenza del Signore fa’ breccia nel cuore dell’uomo. La grande rivelazione dell’amore non solo annunciato ma donato, è il centro dell’evangelo a Maria. Gli eventi anticipati nella Parola che agisce: “concepire”,  “partorire” e  “chiamare per nome”, legano insieme funzioni materne e paterne che Maria compirà per la divina accondiscendenza: “Ha trovato grazia presso Dio”. L’ inaccessibile, l’ innominabile,  si assoggetta alle leggi della  natura umana e si lascia chiamare per nome, Gesù: Dio salva. Per questo la grandezza del nascituro e le qualifiche che riceve dall’Angelo, richiamano le relazioni salvifiche e le promesse che Dio ha stabilito con il suo popolo, ora portate a compimento nell’umile casa di Nazareth. Quelle parole accendono la memoria di Maria che  comprende di essere scelta quale madre del Messia atteso, compimento delle antiche profezie: “Una casa ti farà il Signore”. Il riferimento al trono di Davide il re-pastore, permette di chiarire il timore e la grandezza che albergano nel cuore di Maria. Altezza e  piccolezza s’incontrano, Dio si fa uomo e l’uomo  diventa Dio. A questo punto l’Angelo invita Maria ha riconoscere nella vicenda di Elisabetta donna sterile che partorisce, un segno ed un annuncio che compendia  la vicenda dell’antico popolo eletto. Le storie delle due donne s’intrecciano nel tempo: “sesto mese”. Se è tempo di Dio non può essere sterile, è  l’oggi della salvezza. La Vergine di Nazareth ha ora davanti a sé l’intera storia d’Israele, da Abramo e Sara, fino a Zaccaria ed Elisabetta e sa bene che può fidarsi del Dio dell’impossibile.  Il contrasto tra il silenzio di Zaccaria e l’assenso libero della fede di Maria è innegabile. A Dio fedele che le rivolge la Parola, Maria risponde con la parola obbediente: “ecco la serva del Signore”. E’ il si atteso che rinnova la creazione, e inaugura la definitiva dimora di Dio tra noi.

Davide Carbonaro

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