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Sabato, 30 Luglio 2022 09:25

A chi appartieni?

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La parola vanità ha a che fare con il soffio che passa, la sua  durata è provvisoria come quella di Abele. Come il respiro dell’uomo che ora c’è e domani e già andato. È necessario un altro Soffio, pieno, carico di vita, duraturo, eterno. Il soffio dello Spirito, perché l’Abele che abita in me, sia santificato dal sangue eloquente di Gesù Cristo. Con lui, mai senza di lui, i miei giorni saranno duraturi ed il sole non conoscerà il suo tramonto. La domanda dell’antica sapienza di Israele ci è contemporanea. Che profitto ha l’uomo dalle sue fatiche, dalle sue preoccupazioni, dai suoi affanni mentre il tempo sfugge? Quale ricchezza conquistare? Le parole di Gesù al termine della parabola la illuminano. Siate ricchi davanti al volto di Dio. Questa direzione è chiesta al discepolo che cammina dietro a Gesù. Sfiorato dalla ricchezza, egli aveva amici e amiche possidenti, ma non ha attaccato il cuore ai loro beni, non è rimasto prigioniero dell’umana ricchezza, lui, che non aveva dove posare il capo. Ancora una volta il Signore non prende parte alle divisioni tra fratelli: “Di che mio fratello divida con me l’eredità”, “Di a mia sorella che mi aiuti nel servizio”. Ha altre parole che superano le misure umane del dare e dell’avere, del possedere e del dominare le cose che non ci appartengono. Passeggere, vuote, inconsistenti appunto, come ricorda il saggio Qoèlet. In tal modo, il Maestro di Nazareth è concentrato sulla persona e non sulle cose. Queste passano, tu rimani e se ti fidi di me, rimani in eterno con me, a contemplare il volto del Padre. Dentro questo significativo viaggio, Gesù conduce gli ascoltatori e noi. Un viaggio verso il Padre che disarma, che ci proietta nella vera eredità dei figli, quella che va oltre la morte. Allora perché litigare per le eredità terrene? Perché impuntarsi sull’insaziabile bramosia delle cose, delle persone, di Dio stesso? La domanda di Gesù è ancora più intrigante: “Di chi sarà tutto questo?”. Sta qui il discrimine evangelico. A chi appartieni? Alle cose, alle persone, o al loro Autore? A quale signoria fai appello a quella delle tue mani e della tua intelligenza, o all’unica Parola di verità che ti fa uomo e donna libera? Signore, insegnami a contare i miei giorni che passano inesorabili, perché la mia stoltezza sia conquistata dalla tua Sapienza.

Davide Carbonaro

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