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Domenica, 18 Febbraio 2024 08:36

L’arco senza inizio e fine

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Un verbo strano quello che Marco usa per indicare l’arrivo del Messia nel Deserto di Giuda.  Lo Spirito sceso dall’alto, dice che quell’uomo, sconosciuto ai più, è Figlio di Dio, oggetto dell’amorevolezza del Padre. Ora è spinto, letteralmente in greco, gettato nel deserto. Verbo dello scarto e del rifiuto, che rievoca la pietra scartata dai costruttori divenuta pietra d’angolo nella costruzione del Regno. Il primo evangelista utilizza questo termine, perché appartenente al vocabolario dell’Incarnazione. E’ proprio Dio a gettarsi in mezzo alla mischia dell’umanità, lui che, nella sua infinita sapienza, ha scelto di fare alleanza con ogni carne. A questo punto in pochi versetti, il racconto cambia scena. Dalle tortuose anse del Giordano (in ebraico il discendente, appunto!), l’evangelista pone l’attenzione del lettore sul deserto. La scena è immersa nel tempo, segnalato dalla espressione subito. Una sorta di ritornello che ritma il primo capitolo. Subito, non indica solo la scansione temporale, ma l’urgenza che il Padre di Gesù ha, di manifestare la sua vicinanza attraverso il Figlio. Spazio e tempo saranno per Marco la strada in cui si muoverà l’uomo di Nazareth, confermato dall’alto come Figlio del Padre. Il deserto, per il lettore attento al contesto biblico, è richiamo alla polvere primordiale da cui fu tratto l’uomo rigenerato dal soffio di Dio, modellato a sua immagine e somiglianza. Ed è proprio dal basso, dal luogo della solitudine, della privazione e della prova, che Dio si fa vicino a noi, come Marco segnala in apertura del suo Vangelo: “Il regno di Dio è vicino”. Il Messia, sceso dai trent’anni del silenzio di Nazareth, come Parola uscita dal silenzio di Dio, comincia a manifestare concretamente questa sua vicinanza. Dall’aridità del deserto, Gesù sarà chiamato a scegliere che Messia essere. Legato al potere che apre le strade con facilità esaltando il proprio io; o servo di una umanità nuova, che raccoglie l’impronta dell’alleanza impresso dal Padre fin dall’inizio nella creazione. L’arco posto sulle nubi ricorda che il cielo e la terra si toccano, ma non si sa dove l’arco inizia e finisce. Gesù è uomo dai tratti umani ma è Dio, volto misterioso e generoso dell’eterno amore per cui siamo stati creati e amati. La scena degli angeli che servono e delle fiere pacificate dalla violenza, dicono chi è il Messia: il Servo di Dio mandato come agnello in mezzo ai lupi. Ma il dono libero della sua vita, strapperà per sempre ogni violenza, disinnescherà dal cuore dell’uomo ogni desiderio di male. Dalle sue piaghe siamo stati guariti. Buona Quaresima.

Davide Carbonaro

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