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Sabato, 30 Gennaio 2021 15:40

Alfabeto del cuore

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Continua lo stupore che ci ha accompagnati durante il tempo liturgico dell’Incarnazione. La presenza di Gesù accende il cuore di un di più che non possiamo spiegare con la ragione. Lo stupore è l’alfabeto del cuore, è la lingua primordiale dei piccoli che sanno andare oltre ciò che appare. Di stupore si riempie la Sinagoga all’arrivo di Gesù. Egli entra in questa Casa della Parola, quale Parola fatta carne, come compimento di tutte le profezie che hanno preparato la sua venuta.  Non è più nella casa costruita dagli uomini che dimora la Parola, ma nell’intimo di chi lo accoglie con gioia e disponibilità. I cittadini di Cafarnao si accorgono che Gesù pronunzia parole che non hanno a che fare con il già detto. Le catene dei commenti rabbinici, soprattutto dopo il ritorno dall’esilio babilonese, avevano sepolto ciò che era uscito dalla bocca di Dio, nella siepe delle parole umane. Così, l’inaccessibile per rivelazione  era reso ancora più lontano ed irraggiungibile.  L’evangelista Marco consegnandoci l’episodio della Sinagoga, ricorda agli ascoltatori che la persona di Gesù, coincide con la parola pronunziata. Sta qui l’autorevolezza riconosciuta al Rabbino di Nazareth che insegna a Cafarnao e da qui, comincia a farsi conoscere per tutta la terra attraversata dai padri e dai profeti d’Israele. La Sinagoga accoglie tutti, anche quest’uomo posseduto dallo spirito impuro. Chissà quante volte avrà disturbato la liturgia prendendosi beffa delle parole dei Rabbini. Ora no, anche lui, o meglio il divisore che abita in lui, riconosce chi gli sta davanti: “Io so chi tu sei”. Anche Gesù sa bene chi è dentro l’uomo, egli sa che il cuore umano è un groviglio di bene e di male. Un’autentica professione di fede non può cominciare con l’io sostituendosi a Dio. Non basta sapere le cose della fede, senza che queste diano sapore alla vita. Il compito di Satana è togliere lo stupore dal cuore dell’uomo, appiattire la sua esistenza, annullare ogni anelito al divino che ci appartiene per puro dono. Solo davanti ad un tu con il quale esprimiamo la nostra fede, la vita si  riempie di una relazione con Dio e con gli altri che acquista la stessa autorevolezza di Gesù.  Taci ed esci, questo comanda Gesù. Non c’è più posto per la parola del divisore, non ha più sede un cuore diviso, non trova spazio l’inganno che umilia.  Il male va in rovina, non regge all’amore che parla con autorità.

Davide Carbonaro

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