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Sabato, 13 Febbraio 2021 08:42

Distanza di sicurezza

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Gesù non solo si accorge del corpo umano ferito, ne ha profonda compassione. Quelle piaghe gridano, supplicano. Annunciano la sorte del suo corpo ferito per amore. Compassione solidale nel dolore che non sarà per pochi ma per tutti. E’ solitario il lebbroso che si presenta a Gesù con la voce soffocata dall’affanno e dalla paura del rifiuto. Figlio dello scarto sociale e religioso, osa uscire dal deserto della sua sofferenza, per incrociare lo sguardo e le mani di questo misterioso guaritore osannato dalle folle. Se vuoi, puoi guarirmi! Volere è potere. E’ volere di Dio che l’uomo sia libero dal male. Il suo orecchio è teso al cuore ferito. Affermava il teologo ebreo Abraham Heschel: “Diverse sono le lingue delle preghiere, ma le lacrime sono le stesse”. Nella compassione di Cristo, nella sua divina-umanità, incontriamo ogni umano pregare. La preghiera porta in sé le tracce della divina-umanità, perché vocazione divina e risposta umana s’incontrano. Il Vangelo è esperienza  dell’incessante dialogo di Gesù che, rivolto nel seno del Padre, muove il “gemito inesprimibile” dello Spirito nel cuore umano. Il gesto del giovane Rabbi di Nazareth: “Tese la mano e lo toccò”, supera il religiosamente corretto, va oltre la prassi rabbinica del tempo.  L’uomo non è la sua malattia, non coincide con il suo peccato. Siamo amati prima di essere amabili. Il lebbroso non chiede a Gesù la guarigione, ma la purificazione. In fondo, egli domanda un’attestazione che lo riabiliti nella dimensione sociale e religiosa. Il processo della guarigione, come quello della conversione del cuore è più lungo, graduale, profondo. Capiamo allora il sorprendente risvolto dell’atteggiamento di Gesù che passa dalla compassione alla minaccia. Non si può essere prigionieri del segno esterno slegandolo dal suo autore. La guarigione vera si acquista diventando discepoli. Guai ad annunciare un Vangelo che non ha il volto del Signore Gesù. La consegna del silenzio al lebbroso purificato è solo un rimando alla comprensione del segno dell’uomo sofferente e piagato sulla croce. E’ un silenzio orante quello che chiede Gesù. Comprendiamo il suo ritirarsi nel deserto, quasi a occupare il posto del lebbroso. Egli, la pietra scartata dai costruttori che riscatta lo scarto umano. Eccola l’unica distanza di sicurezza che il Signore ci chiede di mantenere: quella con il maligno esperto di separazioni e di scarti. Non c’è nulla di ciò che affligge l’uomo che non affligga Dio. Tutto è possibile a chi non si nasconde dietro le distanze.

Davide Carbonaro

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