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Domenica, 04 Aprile 2021 06:00

Andate!

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Interroghiamola questa notte santa della Pasqua e chiediamogli di raccontarci della Resurrezione del Signore. Un po’ come fa l’inno che precede la madre di tutte le veglie chiamandola “gloriosa” perché sola ha potuto conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dai morti. Dio scrive la storia con la nostra umanità nella notte. Veglia con noi come fanno una madre ed un padre con i loro figli. Veglia sulla nostra crescita, i nostri progressi, le nostre cadute. Questa storia di amore la notte della Pasque la raccoglie nel racconto-memoriale. Storia di pazienza e di fedeltà, di sconfitte e di vittoria, di fragilità e grazia, di morte e di vita. Anche Gesù ha sperimentato le sue notti. Quella del dialogo intimo e segreto con il Padre; quella della tempesta che si abbatte sulle paure dei discepoli, quelle in compagnia dei cercatori di verità , quella della sua consegna prima di morire; quella della morte che vince da dentro il sepolcro come risposta all’ultimo dramma dell’umano soffrire. Anche le donne quel “primo giorno dei sabati” scrive letteralmente l’Evangelista Marco, si recano al sepolcro al levar del sole mentre nel loro cuore è notte. A paralizzarle dalla paura quel “giovane” seduto sul lato destro del sepolcro. Marco non parla di angeli, né della figura di Gesù che si lascia riconoscere. Riferisce di un giovane vestito di una “stola bianca” il cui termine (neaniscon) si ricollega all’episodio del ragazzo che fugge via al momento dell’arresto di Gesù nell’orto del Getsemani. Con probabilità Marco fa riferimento alle liturgie che i giudeo-cristiani fin dall’inizio compivano nel luogo della “tomba vuota”, indicato da quel: “non e qui”. Tuttavia, il riferimento al giovane rispettivamente nella passione e nella resurrezione, potrebbe far pensare ai catecumeni che Marco accompagna con il racconto del suo Vangelo. Chiamati a sfuggire al mistero del male: “fuggì via nudo” e a sedere sul sepolcro alla destra come figli, partecipi nel Battesimo alla vita del risorto: “l’uomo nuovo”. Siamo chiamati quanto più in questo tempo ad accompagnare le giovani generazioni, ascoltarle, frequentare le loro notti, le insicurezze e delusioni. Percepire la forza dei loro anni, mista alla fragilità delle loro scelte. Invitarli a non lasciarsi affascinare dal male, rovesciando la pietra del sepolcro dal di dentro, come ha fatto Gesù. Se quell’imperativo “andate!” fa paura come avvenne per le donne, l’incontro con il Risorto rassicura che niente e nessuno ci potrà mai separare dal suo amore.

Davide Carbonaro

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