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Sabato, 01 Maggio 2021 14:48

La Vite quella vera

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La Chiesa è comunque in pace, perché questo dono la raggiunge dall’alto. Non è frutto delle sue sole opere o scelte strategiche, è il dono del Risorto che la precede e l’accompagna. Ella riflette le sue ferite in quelle del Rabbi di Nazareth, passato alla vita, quella vera, attraverso la libera consegna pasquale. Solo così, potrà  sanare le divisioni, i tentativi di fuga in avanti, il passo con le mode del tempo.  Gesù li aveva già avvisati i dodici quella sera nel cenacolo. Luogo che non possiamo mai abbandonare, prima di discernere il bene per noi e per gli altri. D’altronde aveva chiesto già se avrebbero voluto andarsene anche loro, quando a Cafarnao parlò della carne e del sangue da mangiare. La notte del Giovedì, nel pieno dramma della consegna e della fuga, il Maestro siede dopo aver lavato i piedi ai suoi, e li invita più  e più volte a rimanere. Lo sappiamo, storicamente quella sera scapparono dalla follia della croce; e saremo tentati di farlo ogni qualvolta questa si affaccerà sulle soglie del nostro cuore. Ma lui insiste: Rimanete in me. Non un luogo ci dà sicurezza, solo la sua persona accende la certezza che il  dolore e la morte possono essere oltrepassati in lui. Lo sguardo di Gesù quella sera si distende sullo sparuto gruppo degli amici, perché lui li ha scelti tali. Sguardo profetico che oltrepassa le mura del cenacolo.  Il Maestro scorge nei suoi che sta amando sino alla fine: la nuova vigna, il nuovo Israele. Questa vigna va innestata in lui che è la vite, quella vera, coltivata dal Padre suo che è esperto e sapiente agricoltore. Il primo ad essere potato, è proprio Gesù. La Passione del Signore fu la più grande potatura che la storia abbia conosciuto. Recide con la sua croce il tralcio del peccato che non gli appartiene, ma che ha ereditato da noi assumendo la nostra carne. Pigia nel tino della nuova ed eterna alleanza il prezioso frutto del suo corpo, perché il vino buono non manchi mai nella Chiesa. Comprendiamo allora l’insistente parola nel cenacolo: rimanete in me, lasciatevi potare dal Padre mio, senza di me non sarete fecondi. Non siamo fatti per sradicare, ma potare, dare la forma del Figlio a chi passa la vita ad essere nemico di sé e degli altri. Ed il tralcio come la gramigna, sarà gettato nel fuoco. Non preoccuparti del ramo secco che perdi, preoccupati di ciò che rimane, l’unione intima con la vite, quella vera. E quando vedrai i primi frutti, hai solo cominciato a camminare dietro al Risorto.

Davide Carbonaro

Letto 26 volte Ultima modifica il Sabato, 01 Maggio 2021 14:51

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