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itendees
Sabato, 27 Novembre 2021 09:41

Attenti a voi stessi

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Perché aspettare? Attendere per un cuore superficiale è perdere il proprio tempo. Due attese non fanno un appuntamento, mi diceva un amico mentre ciascuno attendeva il ritardo dell’altro. Ben venga l’Avvento liturgico, che nell’esercizio dell’attesa reindirizza il significato del tempo. Non è perso, non è vuoto. E’ pieno, perché non mi appartiene, è dono di un Altro che lo riempie di senso. Se la signoria del tempo appartiene a me, sentirò lo spessore delle cose che passano, dei significati che si rimpiccioliscono, di ciò che appesantisce il cuore. Avrò sensazione  che la mia vita è una serie di “stagioni” che iniziano e terminano. La prima comunità cristiana aveva percezione di un tempo destinato a finire, ma con la consapevolezza di una promessa: “Io tornerò”. Tanto che il nome benedetto di quel Gesù che aveva manifestato loro la vicinanza di Dio, fu da subito concepito come  “il veniente”. Dalle parole di Gesù nei Vangeli, dettate mentre il suo tempo terreno si concludeva, abbiamo l’invito  a non aggrapparci alle sicurezze terrene, ma ad alzare lo sguardo. Neanche il cielo trapuntato di astri è sicuro. Fu garanzia ad Abramo che vide in esso la sua discendenza, ma ora Gesù chiede di andare oltre, di attenderlo al di là delle cose che vediamo e che fissano la sicurezza dei nostri giorni.  Tutto sarà riassunto nel giorno del Figlio dell’uomo. Le nostre agende segnate di calendari che si affidano al movimento degli astri, finiranno con loro. Tuttavia, mentre queste cose accadono, il discepolo di Gesù libera lo sguardo del cuore, sa di essere atteso, incontrato, amato. L’attesa avrà il compito di far crescere e sovrabbondare nell’amore di colui che viene e cancellare i lacci che legano la speranza: l’angoscia, l’ansia, la paura. Uno sguardo liberato e liberante fa appello non alle proprie forze, ma alla potenza e gloria di colui che si fa vicino ad ogni uomo. Per questo il monito di Gesù rivolto ai discepoli e a noi risuona così: “State attenti a voi stessi”. Non è una minaccia, ma l’esortazione a riappropriarsi del proprio intimo, nel quale si gioca quella libertà promessa e attuata da Gesù. Mentre tentiamo di addomesticare la vita, la vigilanza e la preghiera, allargano i nostri orizzonti, ci preparano ad ospitare Dio nell’uomo, dove egli ama abitare.

Davide Carbonaro

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