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Domenica, 06 Marzo 2022 07:01

Ci fece uscire

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Con una cesta di frutta non gradita a Dio la Bibbia racconta la prima violenza umana: la mano di Caino su suo fratello Abele. Lo sconfinamento sul limite della libertà dell’altro, diverso da me, ma creatura come me: “sono forse io il custode di mio fratello?”. La prima invasione sull’altro per togliergli non solo quello che ha, ma quello che è. Comincia una storia di violenza che arriva fino ai nostri giorni:  cancellare l’immagine di Dio che affiora nella vita, nel respiro dell’Adamo fatto di polvere, tuttavia plasmato dalla mano di Dio.  Fu creato ad immagine e somiglianza di Dio l’uomo; e lo sguardo del Creatore si posò su di lui come realtà molto buona. Il bene è iscritto in quella immagine, segnata nella forma umana, che rispecchia la forma di Dio. Con una cesta di primizie, il popolo d’Israele racconta e professa la sua fede nel Dio dei Padri, quel Dio che ha fatto uscire Israele dall’Egitto e lo ha condotto per quarant’anni nel deserto, generandolo come figlio, nutrendolo di pane e di parola. Entrato nella terra promessa il popolo offre i primi frutti da lui non coltivati, le primizie germogliate dalla gratuità del Dono. Questa gratuità inscritta nell’agire di Dio, spezza il fragore della violenza, compie il senso della giustizia, che non è solo dare a ciascuno il suo, ma donare senza sperare di ricevere nulla. La Quaresima ci riporta dentro questa esperienza, fa emergere il desiderio profondo di ritrovare la propria immagine, quella vera. Di spezzare il rigurgito delle violenze nascenti, quelle che sorgono dentro di noi e poi generano una rete solidale nel male. Tempo di intimità, di silenzio, di purificazione dell’io, di ascolto. Per trent’anni nel silenzio di Nazareth, sperduto paesino nel nord della Galilea, cresce in età e grazia quel bambino annunziato da un Angelo quale “Figlio dell’Altissimo”. Questa sua figliolanza viene confermata ancora dalla voce che tuona dall’alto sulle vorticose sponde del Giordano, fiume biblico che porta nel nome l’atto del discendere fino agli abissi della terra. Gesù, Jeshuha di Nazareth, è il Figlio discese dal seno del Padre nel cuore abissale dell’umano vivere, per dire che l’uomo non è schiavo, ma figlio. E’ lo Spirito, afferma l’evangelista Luca, a guidare Gesù il Figlio, dall’acqua del Giordano, all’aridità del deserto, fino alla città dove abitano i figli di Adamo. Sarà Gesù pieno dello Spirito, con volontà decisa a compiere quel viaggio verso la città di Gerusalemme, dove muoiono i profeti, ma dove Dio il Padre suo, avrà l’ultima parola sulla morte. Nel deserto, durante la quarantena che l’uomo avvezzo alla Bibbia conosce bene, comincia per Gesù e per noi, il combattimento contro lo spirito del male. Lui che è il principe della pace, entra in guerra per fare guerra alla guerra. La Bibbia conosce bene “il satana”. Personificazione del male, che devasta l’esistenza di Giobbe, generando il sospetto e la domanda mai evasa: perché il dolore innocente? Il satana, è appunto l’accusatore, in greco il diavolo, colui che si mette di traverso come il nemico, non di fianco come l’amico o la persona amata. Nel racconto evangelico non c’è nulla di quello che riempie le nostre fantasie sulle cronache degli esorcismi. Niente grida, niente minacce, niente contorcimenti, niente fenomeni da baraccone. Un dialogo, dunque, anche qui etimologicamente una “parola di traverso”. Sembra una discussione tra teologi esperti di Scritture. Il satana sa il progetto del Padre di Gesù, lo conosce bene, tuttavia, comincia ad instillare come ha già fatto con Adamo, la parola trasversale del sospetto: “Se tu sei il Figlio di Dio…”! Satana dimentica che l'amore non si discute: si dimostra. Lui, invece, continua a discutere più per capriccio che per necessità. C’è un tempo fissato per la prova: quaranta giorni. Poi Gesù ha fame. La prima tentazione è quella di trasformare la realtà. Gesù ci insegna a rimanere nella nostra fame, rivendicando un altra fame: quella di Dio. La penitenza e la mortificazione quaresimale, non sono delle fughe dalla realtà, ma ci educano e ci conducono alla verità di noi stessi, accendendo la nostra memoria: il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e braccio teso. Signore ti ringraziamo per questa Quaresima che ci educa, cioè ci porta fuori dagli inganni, ci conduce per mano dentro la nostra realtà di  Figli amati e amabili. Perché: “Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente”.

Davide Carbonaro

Letto 467 volte Ultima modifica il Domenica, 06 Marzo 2022 14:54

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