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Sabato, 09 Aprile 2022 08:23

Liturgia della strada

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Su quel puledro Abramo aveva legato la legna per il sacrificio del figlio Isacco. Il figlio d’asina è protagonista nel racconto di Balaam, la sua voce è profezia di benedizione per Israele. Zaccaria, lo segnala quale cavalcatura del Messia mite ed umile. La letteratura rabbinica, ricorda come la discendenza di quel puledro si aggira per il Monte degli Ulivi nell’attesa del Messia. Non un colpo di genio, quello del Rabbi di Nazareth, che viene a prelevare il trono di Davide, avanzandone i diritti. Non una risposta al potere arrogante delle cavalcature romane. Il Regno è dei miti, lo aveva detto in apertura del suo programma messianico; dei poveri, di coloro che piangono, dei perseguitati a causa della giustizia.  Quelle parole si compiono nell’umile maestro di Nazareth, figlio di Davide. Altre parole sono pronunciate su di lui in quella liturgia della strada: Osanna! E’ il grido del popolo, di tutti noi: “Dà la salvezza!”. Solo Dio salva. Con straordinario impatto narrativo, l’evangelista  Luca porta a compimento quanto annunciato all’inizio del suo Vangelo: Dio si ricorda del suo popolo, fa grazia, egli è il misericordioso. A Gerusalemme, Gesù vi entra per essere “l’uomo dei dolori” che ben conosce il patire, che non lo spiega, ma lo vive. Svuotato di tutto, ma non dell’amore. Eccola la passione del Dio con noi. Quella che risuona nelle nostre Chiese, quella che si unisce al dolore e alla speranza di ogni uomo e di ogni donna sulla terra. La passione non si spiega, si vive fino in fondo. Quest’anno la leggeremo ancore nelle nostre Chiese. Perché abbiamo bisogno di apprendere dalla sua scuola, l’alfabeto dell’amore. Non abbiamo più parole davanti all’orrore della morte del fratello, se non quelle scaturite dal Signore crocifisso: “Padre perdona!”. Proclameremo la passione  tra i rumori assordanti della guerra. Davanti a quello spettacolo di odio che può rendere o cinici o misericordiosi. La intrecceremo ai nostri racconti, alle fatiche del vivere, alle speranze che germogliano dal cuore, per il domani. La passione di Gesù non finisce tra le mura delle nostre Chiese, come non finì nel ristretto circondario di Gerusalemme. Gesù morì fuori le mua della città che uccide i profeti. Tra lo scarto del dolere umano perdente. C’è un invito ad uscire, ad essere suoi testimoni del suo amore dato, fino agli estremi confini della terra. Solo così Egli, con me e con te, sarà il Dio con noi la cui promessa si realizza in quell’editto straordinario, che il Re morente proclama per l’ultimo dei malfattori. Oggi sarai con me. Già. con me! Perché Gesù non smette anche oggi di essere, mentre l’uomo patisce, il Dio con noi, solidale con la mia morte, autore con la sua resurrezione della mia vita.

Davide Carbonaro

Letto 473 volte Ultima modifica il Domenica, 10 Aprile 2022 10:25
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