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Sabato, 28 Maggio 2022 18:35

Li benedisse

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Li condusse a Betania. Lì dove il Maestro tornato dalla morte, dalla maledizione infamante della croce, sedeva a mensa con gli amici. Betania ricorda questo Vangelo: Eucarestia del viandante, sosta presso l’amicizia, domanda suprema che attraversa il cuore umano: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Ma lui c’è! Amico degli uomini.  C’è, nella nostra umiliante morte. Egli rimane l’amico fedele che ti trae fuori. Li porta a Betania i suoi, e noi con loro. Per sedersi ancora alla destra dell’uomo, prima di sedersi alla destra del Padre. In questo stare a fianco di Dio e dell’uomo ci viene raccontato il senso profondo dell’Ascensione.  Non l’ultimo tratto di una storia a lieto fine, ma il ricongiungimento di un amore che rivela fin dall’inizio il sogno di Dio.  Creati ad immagine e somiglianza  dell’Altissimo. Segnati con il sigillo della benedizione. Mandati a coltivare la terra con il sudore della fronte; a partorire la vita passando dalla tristezza alla gioia. Tra la benedizione della creazione e quella dell’Ascensione c’è la storia umana, che il Padre di Gesù ha amato e guidato nel segreto del suo Spirito. E la storia di Dio con noi fatta di benedizioni. Alzate le mani li benedisse. Ultimo gesto, ultima parola del Verbo fatto carne. Da Betania la Chiesa, ha imparato a radunarsi intorno a Gesù, a benedire tutti.  La benedizione del crocifisso risorto è l’eredità che rimane nelle mani della Chiesa. Mani alzate, disarmate dinanzi al mondo e alle sue logiche di scarto, maledizione e morte. La parola di benedizione genera la vita, fa fiorire il deserto, disarma i cuori. Le mani della Chiesa sono quelle di Gesù che trasmette lo Spirito, che continua a tessere l’armonia divina tra il cielo e la terra. Così lo hanno visto i discepoli l’ultima volta, con le mani alzate. Così continuiamo a vederlo quando alziamo le mani al cielo, per celebrare i segni della sua presenza, per realizzare la sua promessa: “Io sarò con voi fino al mio ritorno”. Gesù frena la curiosità dei discepoli che domandano quando tutto questo accadrà. Li invita a sostare sul come accadrà, e saranno proprio loro gli strumenti di quella presenza che rigenera il mondo. Che chiama a sé lo Spirito Santo per difendere il cuore umano dalle insidie del male. Sono le mani ferite della Chiesa, come quelle del Risorto, esse lasciano trasparire la luce che viene dall’alto. Mani sorrette da altre mani, straordinario miracolo della comunione.

Davide Carbonaro

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