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Venerdì, 12 Agosto 2022 07:00

Scala del cielo

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Gesù ha preso sua madre nel sonno della morte ed è stata risvegliata perché potesse contemplare la luce del suo volto e sedere alla sua destra. Questa sorte di Maria contemplata dalla tradizione della Chiesa e cantata dalla liturgia, è la nostra sorte futura. La Chiesa orientale che accentua l’aspetto della dormitio di Maria, celebra il luogo della sepoltura della Madre di Dio, come la “Scala di Giacobbe” dalla quale Maria e tutti noi siamo condotti al cielo. Un cielo aperto per accoglierci e non per condannarci. Ecco il sogno di Dio per l’umanità redenta da suo Figlio che è la primizia dei rinati a vita nuova. Un cielo che è testimone del prodigioso duello della Pasqua del Figlio e della Pasqua della Chiesa. Un travaglio destinato a partorire la vita e non la morte, letteralmente “bevuta” dalla Vittoria di Gesù, come afferma Paolo.  Ed in questa scalata al cielo dietro a Cristo il primogenito dei viventi, vi è Santa Maria insieme a tutti noi. Il “viaggio” di Maria al cielo è preparato da un altro viaggio fatto in fretta dice il Vangelo di Luca, perché la carità verso l’altro ha la sua urgenza. In effetti, Luca precisa che Maria si alzò. Il verbo usato è quello della risurrezione, eccola la vera fretta che contagia il cuore di Maria. L’uomo non può più essere prigioniero della morte. Il si generoso della Serva di Dio detto con prontezza all’angelo e la carità verso la cugina Elisabetta, annunziano la condizione dei risorti obbedienti e disponibili alla volontà di Dio. Il viaggio è verso le montagne come hanno già fatto i Padri e le Madri di Israele, Mosè, Miriam, Giosuè, Giuditta, Elia. L’esistenza  dell’uomo il segreto di vita, consiste nella salita e non nella discesa. Solo Gesù scenderà nel punto più basso della terra fino agli inferi per portare con sé al padre il “patrimonio” della nostra umanità. Maria parte come un giorno partì l’antica arca di Israele insieme al popolo di Dio errante nel deserto. L’antica arca conteneva in sé le memorie dell’azione salvifica di Dio. Maria, nuova arca, grembo carico di vita, pronta a partorire il Figlio destinato a governare i popoli, è salutata ieri da Elisabetta, oggi dalla Chiesa come Beata perché credente, perché adempimento della Parola di Dio. In questa donna santa e piena di grazia ci rispecchiamo, ritroviamo i tratti più belli e generosi della Madre Chiesa che canta il suo Signore, che si lascia guardare da lui come sposa amata in un abbraccio che ha il sapore dell’eterno.

Davide Carbonaro

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