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Domenica, 24 Settembre 2023 14:35

Nostalgia del meglio

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L’intuizione profetica dei pensieri e delle vie che si sovrastano, quasi a stabilire una sorta di concorrenza, rivelano il dramma dell’umanità che cerca un Dio a propria immagine e somiglianza. In fondo, la domanda di Gesù che chiude l’odierna pagina evangelica: “tu sei invidioso perché io sono buono?”, lascia percepire la distanza tra ciò che di Dio Gesù rivela, e quale immagine noi portiamo di Lui. Entriamo anche noi nella vigna; luogo del lavoro assiduo e paziente che produce il vino frutto essenziale per la gioia e per la festa. Sentiamoci tra  gli operai sulla piazza, agorà della storia, testimoni del fecondo annunzio evangelico. Lasciamo che l’orecchio della fede risenta i rintocchi delle diverse ore del giorno, che scandiscono il tempo favorevole della riconciliazione,  rivelatore di giustizia e misericordia divina. Luogo e tempo sono riempiti dalla voce del “padrone di casa” che chiama, interpella. E’ necessaria dunque questa chiamata per fecondare della Parola le piazze dell’umano. Quella del padrone della parabola, è una azione strana che genera il dissenso. Perché non piace questo agire di Dio? Perché non sopportiamo la sua bontà e larghezza di cuore? Che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti! Perché, non accettiamo la sua generosità che rispetta la giustizia e va oltre misura? Sono le domande che stabiliscono una straordinaria contemporaneità con la parabola di Matteo, sono il metro per verificare la nostra vocazione di discepoli del Regno. La domanda finale posta dal padrone spiega in effetti, il suo agire: “tu sei invidioso perché io sono buono?” letteralmente “il tuo occhio è malvagio” . Atteggiamento che  amplifica il conflitto tra la benevolenza del padrone e la malvagità dei servi primi. Per l’uomo della Bibbia l’occhio ha qualità identiche al cuore, è la sua sede esterna, luogo di comunicazione delle mozioni interiori che possono essere buone o cattive. Nel nostro caso viene portata alla luce una disposizione negativa che filtra la bontà e la generosità del padrone. E’ l’occhio cattivo che genera egoismo e divisione. La parabola in effetti, rivela un agire nuovo, inedito, inaspettato. Gesù tratta tutti con eguale misura e conduce i discepoli e noi ad allargare lo sguardo del cuore, senza avanzare diritti o pretese di sorta. Tale insegnamento rinnova nella Chiesa  la coscienza che è la persona del Signore Gesù, la ricompensa degli ultimi e la misura dei primi.

Davide Carbonaro

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