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Sabato, 14 Ottobre 2017 07:24

Un banchetto per tutti

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commento 15-10-17Sembra un re fallito quello descritto nella odierna parabola, in effetti Gesù apre ai suoi ascoltatori il cuore e rivela i suoi sentimenti, lui che sta per consegnarsi nelle loro mani per essere crocifisso e risorgere dai morti. Questo annunzio della sorte del “Figlio del re”, Gesù la racconta nel luminoso linguaggio delle parabole che non attacca direttamente l’uditorio, ma fa pensare, alimenta la propria personale risposta di fronte a quanto Gesù dice. Ecco perché il linguaggio delle parabole è di grande attualità, perché si tratta di parole che dispongono in ogni tempo il cuore alla conversione. Il volto del re rivelato da Gesù è quello del Padre suo, che già si è mostrato ad Israele come colui che: “asciuga le lacrime su ogni volto” e strapperà il velo della tristezza da ogni cuore umano. Incontrare il Padre di Gesù Cristo è come partecipare ad una festa di nozze, il cui invito può giungere in qualsiasi stagione della nostra esistenza. La parabola ci mette di fronte alla scelta di partecipare di non partecipare o di partecipare a metà mantenendo nella nostra vita situazioni di compromesso. In effetti, colui che strappa il velo del lutto è anche colui che ci riveste di novità come un padre ed una madre fanno con i loro figli. Il racconto della parabola ci mette di fronte alla possibilità del rifiuto, sempre in agguato. Ma il Dio di Gesù è più ostinato del nostro cuore. La sua proposta d’amore sembra sconfitta, ma la vittoria sta nell’infinita sua pazienza, nell’inviare servi ed accendere continuamente la festa di nozze. Ecco perché l’Apostolo Paolo memore dei suoi disagi nell’annuncio del Vangelo, può dire avendo davanti agli occhi l’amore crocifisso: “tutto posso in colui che mi da forza”. Anche quando la storia di Gesù e la nostra finiscono nel sangue il Padre di Gesù non smette di aprire le porte del suo cuore e della sua misericordia, preparando cibo per tutti offrendosi come nutrimento per tutti. Il suo invito è aperto a tutti: “cattivi e buoni”. Senza pregiudizi di sorta o posti privilegiati il dono del suo amore è universale. Così, la parabola ci rivela che il Padre di Gesù non esige la perfezione, il suo regno è pieno di “peccatori perdonati” di uomini e donne come me e come te che zoppicano nella vita ma che trovano servi e serve i quali li conducono alla festa di nozze. Entrando nella sala il re si mischia con gli invitati condivide non solo i loro affanni, ma la loro gioia. Egli è “nel cuore della vita non nei suoi margini”. Ma c’è chi fa fatica ad  indossare l'abito delle nozze. “Tutti si sono cambiati d'abito, lui no; tutti anche i più poveri, non so come, l'hanno trovato, lui no; lui è come se fosse rimasto ancora fuori dalla sala. È entrato, ma non credeva a una festa. Non ha capito che si fa festa in cielo per ogni peccatore pentito, per ogni figlio che torna, per ogni mendicante d'amore. Non crede che Dio mostri il suo volto di padre nei racconti di un Rabbi che amava banchetti aperti per tutti”.
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