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Venerdì, 12 Gennaio 2018 15:51

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commento 14-01-18E’ intrisa di domande la Parola di Dio che la Chiesa ci offre mentre il nuovo anno compie i primi passi. Un Dio che chiama per nome e riempie i sogni di un adolescente e il suo cuore di domande. Un giovane Rabbi che entra nello scenario delle attese messianiche, che chiede con sguardo intenso: che cercate? Dio si propone in punta di piedi nel cuore della notte mentre la lampada dell’umana ricerca ancora non si spegne. E chi è ancora ignaro di una voce che sovrasta l’umano pensare, ha bisogno di essere istruito sul senso della voce divina che non costringe ma chiede ascolto. Continua questa meravigliosa storia di Dio che chiede permesso all’uomo prima di agire nella sua vita. Samuele in effetti: “non aveva ancora conosciuto il Signore ne gli era stata rivelata la sua parola”. Conoscere: verbo dell’intimità. Dio ha conosciuto l’umano incarnandosi. Quella parola che viene nella notte e nel tempio, rivelata e interpretata dal vecchio sacerdote Eli, sarà il Verbo fatta carne i cui tratti splendono sul volto di Gesù di Nazareth. Egli si è fatto prossimo delle nostra umanità e compagno di viaggio di quanti camminano accanto a lui per edificare il Regno. La domanda “Che cosa cercate?”, apre e chiude l’evangelo di Giovanni come chiave interpretativa dell’insaziabile sete del divino che abita il cuore umano. Gesù porrà la stessa domanda a Maria in lacrime nel giardino della sepoltura mentre ancora è buio nel suo cuore e nel creato. Con il piccolo Samuele abbiamo bisogno di apprendere come rispondere a Dio, come non lasciare cadere nessuna sua parola nel vuoto dell’insensato e dell’assurdo. Uno sguardo penetrante ricondurrà al desiderio del cuore, alla nostalgia del cielo, alla pienezza del vivere. Sono io vieni dietro a me, fidati di me, impara a conoscermi. Si rinnova ancora oggi per me e per te il fascino della sequela. “Gesù non chiede per prima cosa rinunce o penitenze, non impone sacrifici sull'altare del dovere o dello sforzo, chiede prima di tutto di rientrare nel tuo cuore, di comprenderlo, di conoscere che cosa desideri di più, che cosa ti fa felice, che cosa accade nel tuo intimo”(E. Ronchi). Ci chiede insomma di ascoltare il nostro cuore.  Così Giovanni la voce dell’amico si mette da parte e lascia spazio ad un Altro. Da testimone continua a sussurrare al cuore dell’uomo: “Ecco l’Agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo”. Ascoltano Giovanni e seguono Gesù. Non ti salvi da solo. Porto con me il tuo peccato, il tuo dolore, la tua stessa morte.  Senza la pazienza del rimanere con Gesù ogni ricerca è vana  e si rischia di inseguire e trovare se stessi. Sappiamo come i discepoli quando lo abbiamo incontrato ne abbiamo fissato l’ora nel cuore, ma non sappiamo dove ci condurrà!
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