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itendees
Sabato, 03 Marzo 2018 07:48

Basta fede a buon mercato!

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commento 04-03-18“Il Regno di Dio subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12). Così ebbe ad esclamare una volta Gesù a riguardo dei segni della violenza assurda che era intorno a lui e dell’opposizione che intralciava la predicazione del Regno. La violenza è deriva dell’amore umano e cieca sottomissione al potere del cuore compresso che esplode e vuole l’annullamento dell’altro. Così le Scritture leggono l’invidia celata nelle intenzioni dei fratelli che vendono Giuseppe come schiavo; l’ostinazione del Faraone che sa produrre solo malvagità e testardaggine; il rifiuto della parola scomoda dei profeti e la loro eliminazione perché di troppo. Lo stesso Gesù è venduto alla violenza impazzita del potere politico-religioso che ha paura di perdere consenso e controllo. Che ci sia legame tra violenza e mercato è risaputoed davanti ai nostri occhi. Il potere sulle cose e sull’altro fa perdere la testa creando derive assurde e incontrollabili. L’odierna pagina del Vangelo ci presenta un Gesù se vogliamo inedito. Colpisce per i suoi gesti forti e decisi. C’è in lui il dramma per la deriva del cuore umano e la tenerezza perché sia custodita con verità la presenza di Dio in mezzo agli uomini. Il gesto e la parola di Gesù rovesciano le leggi a cui è ridotta la relazione con Dio con i fratelli e la creazione. Siamo sul monte dove Dio ha consegnato la legge e sulla soglia del tempio, luogo destinato all’incontro con il popolo. La legge ed il tempio sono i perni su cui si muove l’intera storia della salvezza. Lì si è giocata la fedeltà e l’infedeltà del popolo di Israele. Il dono della legge in quanto tale non è imposizione o costrizione, ha senso se è risposta libera a ciò che Dio fa nei confronti del popolo. Per questo le “dieci parole” che hanno costituito l’ossatura normativa d’Israele e continuano ad esserlo per la Chiesa, hanno valore se poste nell’orizzonte dell’azione salvifica di Dio operata nella Pasqua dei padri e nella Resurrezione di Gesù. Due cose ci chiede Gesù compiendo un gesto profetico che scuote dentro. Innanzitutto la conversione del cuore, il rovesciamento della mentalità di mercato che aveva eroso i limiti del luogo più sacro della fede d’Israele, mescolando gli interessi umani con le cose di Dio. Gesù spezza questo vortice di potere e dice basta alla mentalità mercantile della relazione con Dio. Siccome io ti do, tu mi dai. Sta qui il rovesciamento. Non sono io a dare, e Dio per primo che mi ama e dà se stesso per me. Con la medesima pretesa si presenta Dio che si è rivelato ai padri e che ha posto la sua tenda in mezzo agli uomini: “Io sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto”. E di conseguenza: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito”. Non sono le monete che dobbiamo cambiare e purificare, ma il cuore, sapendo che non compriamo noi i doni di Dio, ma noi siamo stati comprati a caro prezzo. (1Cor 6,20) La seconda cosa che Gesù chiede agli ascoltatori della sua parola, è la considerazione per il Tempio. Non è tanto avere Dio dalla nostra parte. Guai a chi dice Tempio del Signore Tempio del Signore è questo. E’ necessario riconoscere l’uomo quale abitazione di Dio. Le parole di Gesù sulla distruzione del Tempio godono di una certa ambiguità, se da una parte riaprono la ferita della sacrilega devastazione che la storia di Israele annota, dall’altra annunziano gli eventi della Pasqua di Gesù che il lettore di Giovanni e noi già conosciamo. Quei tre giorni non sono la sfida lanciata perché le cose ritornino come prima, ma che la novità comincia da quel “segno” di annientamento e di umiliazione, il messia crocifisso “che noi annunziamo” quale “potenza e sapienza di Dio”. E’ l’evento della Pasqua a determinare la novità, il tempio della presenza divina è identificato con il corpo di Cristo risorto. Un’altra conversione è chiesta, non tanto il passaggio dal tempio alla chiesa, sarebbe troppo riduttivo, quanto il riconoscere e il riconoscersi dentro il corpo del risorto.


Davide Carbonaro
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