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Mercoledì, 28 Marzo 2018 20:27

Consegne

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commento triduoLa parola “tradimento” appare con tutta la sua ambiguità nei racconti della passione che la Chiesa si appresta ad ascoltare con orecchio attento e cuore pieno di gratitudine in questi giorni del triduo. Fa paura il tradimento lascia ferite profonde, anche Gesù dice Giovanni è “turbato” da tale prospettiva. Sembra che il progetto messianico del giovane rabbi di Nazareth stia sfumando in un fallimento. E lui, invece di ricalcolare strategie o rispondere ad eventuali contraccolpi, invita i suoi a cena. Anzi, chiede di prepararla e desidera ardentemente mangiarla con loro. In tale contesto appare la parola “tradimento”. E’ Gesù a pronunciarla in quel clima di amore e donazione. Se in realtà i racconti evangelici riferiscono come Giuda abbia architettato la compravendita del Maestro, ed i discepoli fuggono di fronte all’irrompere minaccioso delle guardie al momento dell’arresto, a “tradire” nel vero senso del termine (tradere), è proprio Gesù. E’ lui che si consegna nelle mani del Padre ed in quelle degli uomini. Le ultime notti di Gesù sulla terra sono notti di “consegne”. Egli consegna ai suoi discepoli e a noi il suo corpo ed il suo sangue, il comandamento dell’amore. Consegna il suo corpo ai carnefici e al duro legno della croce, si consegna alla terra come il chicco di frumento che muore per portare frutto. Per questo è entrato a Gerusalemme, non per occupare lo scranno del potere, ma quello del servire ed amare. Quanti lo seguono, anche coloro che nell’intimità hanno sperimentato la “forza” delle sue pretese messianiche, non comprendono non accettano. Quella umanità perduta Gesù viene ad accogliere. Non solo a Giuda ma a tutti noi Gesù dice: “non vorrei che quel’uomo fosse mai nato”. Gesù non vuole una umanità corrotta, malvagia, violenta, omicida. Non vuole la nascita di quell’uomo. Ma per la sua morte nascerà un uomo nuovo libero immerso nella vita divina. Anche Pietro in quella notte amarissima del tradimento dirà: “non conosco quell’uomo”. Pietro non sa più chi è, non riconosce la sua umanità. Senza Gesù noi perdiamo i tratti della nostra umanità; solo lui “sa che cosa c’è in ogni uomo”; è lui a “rivelare l’uomo all’uomo facendogli nota la sua altissima vocazione”. Le ultime notti di Gesù, le sue consegne, il suo silenzio nel sepolcro, sono il sigillo di quel Vangelo che varcherà gli estremi confini della terra. E come il prezioso profumo di nardo della donna ospite, si spanderà in ogni angolo della terra generando figli e figlie che non potranno più fare a meno di attendere l’alba della resurrezione.


Davide Carbonaro
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