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Sabato, 13 Marzo 2021 19:40

Venire alla Luce

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Eppure, Nicodemo frequentava Gesù di notte, forse perché la luce si fa spazio lì dove il buio sembra resistere. “Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuol credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombre per chi non vuol credere”, scrive Pascal. Anche Israele durante la peregrinazione e i suoi esili, ha riletto la storia come passaggio dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita.  Venire alla luce è verbo di nuova nascita, opera di levatrice. Questo passaggio è chiesto a Nicodemo figlio di quell’Israele fedele che ha atteso e sperato l’avvento del Messia. Egli è rappresentante di quella primitiva comunità giovannea, esclusa dalla luminosa legge d’Israele e ora figlia di quella Grazia e Verità che vennero per mezzo di Gesù Cristo. Quanto mi ami? Domandano gli innamorati: Tanto. E’ parola d’innamorato quella che Gesù propone a Nicodemo e a coloro che lo seguono. Dio ha tanto amato il mondo. Ma il tanto non risponde alla domanda quanto, ma al dono totale di sé che è oltre misura. E  misura di questo amore, è il Figlio suo, l’amato che ci attrae dalla croce, strumento di maledizione per niente attraente, ma per chi crede, fonte della vita senza fine. Ecco l’essenza della vita cristiana, dove il Padre di Gesù gioca d’anticipo, mandando il Figlio per salvarci.  Salvare è gesto di chi ripassa il campo dopo il raccolto perché niente vada perduto. Altro che il Dio delle condanne, egli è il buon agricoltore che non spreca la semente della terra; egli è il buon vasaio che mette continuamente mano, e solo lui lo può fare con destrezza, all’opera della creazione. Queste sono le opere che Dio fa nel suo Figlio. Bisogna lasciarlo fare, perché ancora tragga la luce dalle nostre tenebre e ci attiri a sé.  La Quaresima ci aiuta ad  abbandonare l’idea religiosa, che io possa fare qualcosa per Dio. Le mie opere non accrescono la sua grandezza, non posso vantarmi dell’opera delle mie mani. Questo percorso notturno, condusse  il timoroso ma onesto Nicodemo, in quella  sera di luce, trascorsa con Gesù, forse tra le pendici del Getsemani. Lì il Maestro amava ritirarsi in intimità con i suoi. Nicodemo, lo ritroveremo la sera della Parasceve, quando calano le tenebre del Calvario. Con coraggio chiede a Pilato il corpo di Gesù. Le sue mani cariche di smisurata mistura di profumi, sono l’ennesimo tentativo umano di conservare chi si ama. Dimentico che è l’Amore a salvarci.

Davide Carbonaro

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