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itendees
Sabato, 07 Novembre 2020 08:49

Unzione luminosa

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E’ Gesù che ritarda o siamo noi che manchiamo agli appuntamenti? Una provocazione irrinunciabile che la liturgia butta ai margini dei nostri torpori ecclesiali, mentre siamo occupati di altro, rispetto all’Altro che cerca e veglia con sapienza su ogni creatura. Ritorna il tempo dell’attesa. Esercizio di umiltà e pazienza che allena il cuore, che favorisce la disponibilità, che centellina il poco perché diventi molto. Il rischio è quello cui faceva appello il cuore inquieto di Agostino: “Ho timore del Signore che passa”, senza accorgermi che è misteriosamente vicino a me più di quanto possa immaginare o sperare. Parabola della vigilanza, che mette insieme due immagini molto evocative: le nozze e la notte. Donne da marito piene di attese. Miscuglio di saggezza e di stoltezza. Non è forse la cifra della nostra umanità, capace di Dio, ma distratta? Spetta a noi vegliare, coltivare l’intelligenza del cuore, perché l’attesa non sia imprigionata dal sonno e dai sogni vuoti. C’è una misura da tener presente: la durata della notte e la quantità dell’olio custodito nella lampada. E’ la voce dello sposo a squarciare l’inesorabile velo delle tenebre, quella coltre che ricopre l’umano vivere. Notte che non è la totalità del tempo umano, né il suo fine ultimo: “Noi non siamo della notte”, dirà Paolo. Quel grido è annunzio della risurrezione. Invito ad alzarsi, uscire fuori, andare incontro. Dinamiche che attivano in noi il desiderio del Dio di Gesù Cristo. Egli è colui che viene incontro a noi nelle nostre notti e ci invita a venire alla luce, segreto della nostra esistenza. E quelle dieci ragazze da marito cui Gesù paragona il Regno di Dio? A caratterizzarle è il pieno e il vuoto.  Si può vivere da discepoli una vita vuota e spenta  e una piena ed accesa. Sta a noi la scelta! Lo Sposo verrà comunque. La vera Sapienza sa dire i suoi no! Coraggiosa profezia che spinge alla conversione del cuore. Il Signore ci chiederà conto dell’olio e di come lo abbiamo usato, per rischiarare della sua e non della nostra luce, le notti dell’umano, nell’attesa del suo ritorno. Coraggiose queste ragazze che si mettono in cammino al buio, difese solo da una flebile luce. E’ il cammino della Chiesa di sempre, che sfida la notte della storia, nel suo fragile corpo, unto dallo Spirito, riflesso e annuncio della risurrezione futura.

Davide Carbonaro

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